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Journal of Experimental & Clinical Cancer Research
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Tumore al colon-retto


Il carcinoma colorettale rappresenta la quarta neoplasia nel mondo ed è secondo come causa di morte solo a quello del polmone nell’uomo ed al tumore della mammella nella donna. E’ in genere una neoplasia dell’età media, abbastanza rara sotto i 40 anni,  con un picco tra i 60 e i 70 anni.
Tra i fattori generali di rischio, l’età, il sesso e la razza non rappresentano di per sé fattori importanti; mentre hanno una rilevanza significativa determinate patologie ereditarie, la dieta e i polipi colorettali.
Sicuramente, tra i fattori di rischio legati all’ambiente, la dieta rappresenta quello più studiato e forse il più importante. La dieta ad alto contenuto di grassi animali e proteine in relazione all’elevato contenuto in acidi biliari e mataboliti fecali del colesterolo è in grado di accelerare la trasformazione maligna di preesistenti polipi adenomatosi, mentre nessun rischio è invece evidenziato per i grassi insaturi di origine vegetale. Le fibre nella dieta sono rappresentate da quelle componenti interne dei prodotti delle piante che resistono alla digestione enzimatica, L’effetto protettivo delle fibre è stato ipotizzato da tempo in base all’osservazione che le popolazioni vegetariane o con una dieta ad alto contenuto di fibre presentavano un incidenza di carcinoma colorettale ridotta di oltre il 30%.
Il National Cancer Institute ha suggerito delle linee guida di comportamento al fine di prevenire il rischio di sviluppare un carcinoma del colon-retto: ridurre l’assunzione di grassi al 30% delle calorie totali, includere nella dieta ogni giorno frutta e verdura, bere alcolici con moderazione, evitare l’obesità, aumentare l’apporto di fibre, minimizzare il consumo di cibi salati, conservati  o affumicati. Accanto a queste misure viene proposto l’assunzione di antiossidanti e micronutrienti (vitamina C, selenio) allo scopo di proteggere l’intestino dall’azione ossidativa di alcuni agenti cancerogeni.
Ampiamente accettato è il concetto che un discreto numero di carcinomi colorettali derivi dall’evoluzione di alcuni tipi di polipi: da qui l’importanza delle varie procedure di  screening con esami endoscopici e la rimozione delle formazioni  polipoidi.

SINTOMI

La sintomatologia clinica può variare  in relazione all’estensione e alla localizzazione della neoplasia. I sintomi precoci, vaghi e a volte trascurati, sono: stanchezza, anemia, perdita di peso. Talora i  mutamenti dell’alvo (stitichezza ostinata alternata a diarrea) possono essere segni premonitori di un carcinoma del colon-retto. La tensione addominale con dolori crampiformi, sangue occulto nelle feci, segni di ostruzione, sono peculiari delle localizzazioni al colon sinistro. Il carcinoma del retto si manifesta innanzitutto con turbe dell’alvo ed emorragia che il più delle volte presenta sangue rosso-vivo, talvolta misto a muco, nelle feci.


ESAMI DIAGNOSTICI

Esplorazione rettale: di facile esecuzione, è obbligatoria in caso di tumore del grosso intestino.
Ricerca del sangue occulto nelle feci: di facile applicazione e non dispendiosa: se correttamente eseguita consente di scoprire neoplasie asintomatiche del grosso intestino. Questa indagine, ora realizzabile anche a domicilio con un apposito dispositivo (Hemoccult) presuppone una buona preparazione (dieta senza carne, ricca di scorie). Ovviamente la presenza di sangue occulto nelle feci non è di per sé diagnostica.
 Colonscopia: ha ormai una larghissima diffusione nella pratica clinica per la maggiore attendibilità rispetto alla diagnostica radiologica e per le sue potenzialità terapeutiche. Questa indagine è la metodica di scelta per la prevenzione, la diagnosi ed il controllo del cancro del colon-retto. Consente l’individuazione, la tipizzazione mediante un prelievo bioptico, la resezione di alcuni tipi di polipi, fornendo in caso di tumore delle notizie utili al chirurgo sulla sede e l’estensione della malattia e l’eventuale presenza di altre lesioni tumorali.
 Clisma opaco: procedura indispensabile nella diagnosi del tumore del colon-retto, richiede un’accurata preparazione del paziente che deve sottoporsi all’esame in  condizioni di perfetta pulizia intestinale. L’impiego di metodiche di doppio contrasto diretto, l’uso di sospensioni di bario, consentono spesso la diagnosi di sede, natura e malignità.
 Ecografia dell’addome: è la metodica da utilizzare in prima istanza per la ricerca delle matastasi epatiche
 Tomografia assiale computerizzata (TAC): fornisce informazioni sulle dimensioni della formazione neoplastica, sui suoi rapporti con le strutture vicine e sull’interessamento dei linfonodi; permette inoltre di valutare le sedi più frequenti di metastasi (fegato, linfonodi retroperitoneali, polmone)


SCREENING

Spesso il  carcinoma del colon retto viene diagnosticato in molti paziente in fase già avanzata.
Lo screening in pazienti asintomatici permette di identificare polipi adenomatosi la cui rimozione consente di prevenire la trasformazione maligna. In accordo con le linee guida americane è raccomandabile seguire una serie di regole per lo screening di questo tumore in pazienti asintomatici:
 Praticare l’esplorazione rettale in corso di visita medica
 Dopo i 50 anni eseguire annualmente un test per la ricerca del sangue occulto nellefeci  e ogni 5 anni una  rettosigmoidoscopia
 Porre particolare attenzione nel monitoraggio  dei pazienti a rischio


TERAPIA

L’approccio convenzionale  alla neoplasia del colon retto comprende:

Chirurgia
La radicalità nel cancro del colon-retto esige l’asportazione ampia del segmento intestinale sede del tumore e la rimozione delle rispettive aree di drenaggio linfatico. Il tipo di intervento è condizionato da sede, dimensioni,  estensione del tumore e condizioni del paziente. L’intervento chirurgico può essere effettuato in elezione o in urgenza. Rispetto agli interventi demolitivi di un recente passato, la chirurgia del carcinoma del retto si è fatta sempre più conservativa pur nel rispetto della radicalità oncologica. Per alcuni tumori del retto l’intervento di scelta è la resezione anteriore bassa mentre per altre forme la procedura operatoria standard è la resezione addomino-perineale. In pazienti molto anziani o ad alto rischio si puó eseguire l’intervento di Hartmann che consiste nella resezione del tratto  sigmoideo-rettale sede del tumore con allestimento di una colostomia usando il moncone  intestinale prossimale abboccato esternamente sulla superficie esterna della parete addominale e chiusura di quello distale.                                           
Ciò configura la ben nota “stomia esterna”, spesso di difficile accettazione da parte del paziente, perché altera, oltre all’aspetto fisico in sé, anche la percezione del proprio corpo. Tuttavia, la riabilitazione sia fisica che psicologica dei pazienti portatori di stomia da parte sia dei sanitari, sia di strutture ad hoc (es AGO) determina col passare del tempo l’accettazione dell’intervento, che rimane uno dei cardini della chirurgia del cancro del retto. Negli ultimi anni, i trattamenti integrati (radioterapia prima dell’intervento chirurgico) hanno determinato una riduzione degli interventi mutilativi a favore di quelli conservativi, con migliore prospettive per i pazienti affetti da questo tipo di tumore. La radioterapia pre-operatoria può, in casi selezionati, ridurre il volume e l’estensione tumorale, permettendo quindi interventi chirurgici che conservano l’orifizio anale naturale.

Chemioterapia
Nel carcinoma del colon-retto la chemioterapia puó essere utilizzato in fase adiuvante a scopo precauzionale dopo un intervento chirurgico o in una fase metastatica della malattia stessa. Il farmaco base utilizzato nei diversi schemi di terapia è il 5-Fluorouracile che puó essere somministrato secondo diverse modalità o in associazione ad altri farmaci a seconda della estensione della neoplasia. I chemioterapici maggiormente impiegati sono: Irinotecan, Oxaliplatino, Raltitrexed,  capecitabina e mitomicina C. La maggior parte di essi puó  presentare degli effetti collaterali tra cui stanchezza, nausea, vomito, diarrea,  formicolii, alle estremità delle mani e dei piedi, mucosite e riduzione del valore dei globuli bianchi. La tossicità è in genere lieve e comunque facilmente controllabile. Le opzioni terapeutiche e la durata dei trattamenti sono adattate alle singole situazioni cliniche mantenendo comunque una buona qualità di vita.

Radioterapia
Nel cancro del retto la radioterapia puó avere un intento curativo o palliativo, mentre nelle forme del colon ha solo una funzione palliativa. Nei tumori del retto la radioterapia è indicata nella fase postoperatoria come trattamento insieme alla chemioterapia, ma trova indicazione anche nella fase preoperatoria da sola o con la chemioterapia.. La radioterapia preoperatoria è indicata nei casi localmente avanzati per ottenere una riduzione della massa e rendere asportabile il tumore; oppure puó avere come obiettivo primario la riduzione delle recidive locali.


CONTROLLI

Tempestività nella diagnosi ed efficacia dei trattamenti sono verosimilmente i fattori principali di sopravvivenza. I pazienti affetti da carcinoma colorettale sottoposti a trattamenti chirurgici e/o radiochemioterapici devono sottoporsi periodicamente a dei controlli con esami del sangue ed esami strumentali come l’ecografia addome, la radiografia del torace, la colonscopia ed  eventualmente TAC addominale.




Ultimo aggiornamento: 30/11/2010
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