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22/09/07 ISG: Vitiligine: nuove prospettive per i pazienti


VITILIGINE: IL SAN GALLICANO RIFERIMENTO CLINICO E SCIENTIFICO
Specialisti, ricercatori e pazienti insieme per discutere delle novità sulla patologia

Roma, 22 Settembre 2007 - “La Vitiligine: nuove prospettive per i pazienti” è il titolo dell’incontro, promosso dall’Associazione Ricerche e Informazione per la Vitiligine (ARIV), presieduta da Simona Gerosa che ha visto la partecipazione di più di 250 pazienti, rappresentando così un’importante occasione di dialogo tra pazienti, medici e ricercatori sulle nuove opportunità offerte dagli studi sul tema. Tante le novità nella clinica, ricerca e terapia sulle quali si è fatta chiarezza: dalla fototerapia alle nuove scoperte genetiche legate alla patologia, fino alla descrizione delle tecniche di trapianto dei cheratinociti, l’ultima frontiera in campo terapeutico.  Infine, si è rivolta l’attenzione anche al “Camouflage”, che aiuta a  risollevare dal grave disagio psicologico i pazienti affetti dalla malattia.

Ha introdotto i lavori l’assessore alla Sanità Augusto Battaglia : “La collaborazione tra gli IFO, riferimento non solo regionale nella cura e nella  ricerca, e le associazioni di pazienti affetti da malattie rare sono importantissime per la costruzione ed il consolidamento delle reti di cura. Gli istituti di eccellenza come il San Gallicano, garantiscono le corrette informazioni e le cure più appropriate che vanno estese attraverso la rete al territorio, mentre le associazioni dei pazienti ci aiutano ad essere attenti al vissuto dei cittadini, e ci impegnano come Regione a rispondere alle loro aspettative.”

La Vitiligine è una patologia cronica della pelle dovuta alla carenza o alla totale mancanza di melanociti in aree circoscritte dell’epidermide. Le macchie si presentano ben confinate, di colore uniforme, bianco latteo, delimitate da contorni spesso irregolari,  ma ben evidenti.

“Le ricerche in tutto il mondo riguardano lo studio dei meccanismi patogenetici della malattia, il miglioramento delle tecniche terapeutiche e la definizione della base genetica della malattia, - ha detto il dr. Mauro Picardo, direttore del laboratorio di fisiopatologia cutanea dell’ISG e presidente della Europea Society for Pigment Cell Research e coordinatore dela Euroean Task Force on Vitiligo - purtroppo devo sottolineare come ci sia ancora scarsa attenzione del mondo sanitario nei confronti di questa patologia che spesso non viene neanche considerata come tale ma solo come un disturbo estetico, nonostante la rilevante incidenza di coinvolgimenti sistemici che la malattia ha.       
Il Dott Aldo Di Carlo, Direttore Scientifico dell’Istituto San Gallicano ha ricordato l’impegno dell’ISG negli studi sulla vitiligine con cui è stata evidenziata  l’importanza patogenetica, dei radicali liberi e dello stress emotivo in soggetti predisposti e di come la ricerca si sta impegnando per comprendere i nessi tra i vari fattori in gioco. Oltre alla ricerca l’Istituto è da anni all’avanguardia sul fronte della terapia.

La fototerapia UVB a banda stretta rappresenta oggi il trattamento di prima scelta per indurre la ripigmentazione delle chiazze di vitiligine.  L’Istituto Dermatologico San Gallicano (ISG) è stato il primo centro in Italia ad utilizzare 10 anni fa, quello che oggi rappresenta il “gold standard” nella cura della patologia.. “Il nostro Servizio di Fototerapia - sottolinea il Dr. Giovanni Leone, Responsabile della Fotodermatologia dell’ISG - è uno dei centri di riferimento più importanti per la vitiligine su tutto il territorio nazionale sia per il grande afflusso di pazienti da tutta Italia, sia per la completa dotazione strumentale di cui la struttura dispone.”

Il limite della fototerapia è rappresentato dagli effetti cumulativi a lungo termine dei raggi ultravioletti, che possono provocare invecchiamento precoce della pelle (photoaging) e comparsa di neoplasie cutanee.  “L’utilizzo della fototerapia  – evidenzia il Dr. Mauro Picardo - deve avere come obiettivo quello di ottenere i migliori risultati nel minor tempo possibile.”

Il Dr. Mauro Picardo ha quindi illustrato gli obiettivi di uno studio multicentrico promosso dalla Vitiligo European Task Force, composta da esperti della Società Europea della Pigmentazione. Lo studio propone una classificazione di gravità basata su tre parametri - estensione, progressione e grado di depigmentazione – da utilizzare per valutare i pazienti di dieci centri Europei. L’obiettivo è  convalidare un sistema di misurazione che stimi la riposta terapeutica al trattamento fototerapico e misurare l’efficacia in relazione a diversi tempi di esposizione ai raggi ultravioletti.

Il Dr. Andrea Paro Vidolin, della struttura di Fotodermatologia ISG, ha presentato un “overview” sul trapianto di melanociti, che ad oggi rappresenta una novità assoluta nel  trattamento della patologia. L’ISG da tempo collabora con la Clinica Dermatologica dell’Università di Bordeaux, centro leader mondiale per quanto riguarda lo studio della vitiligine e l’impiego della metodica dell’autotrapianto. “L’intervento è di natura ambulatoriale, - spiega il Dr. Paro Vidolin - non richiede ricovero e viene eseguito in anestesia locale.”

Il Dr. Richard A. Spritz, del Denver and Health Sciences Center del Università del Colorado, in collegamento video ha presentato le nuove scoperte genetiche legate alla patologia. Il Dr. Sprits è il fondatore del consorzio internazionale “VitGene”, al quale è stato invitato anche il Dr. Mauro Picardo. “VitGene” nasce dalla necessità di mettere insieme le capacità e l’impegno di più scienziati allo scopo di identificare i geni responsabili della suscettibilità alla vitiligine. Il progetto richiederà campioni di Dna da migliaia di pazienti etnicamente ben assortiti, e si realizzerà grazie alla collaborazione di diversi gruppi di ricerca provenienti da più parti del mondo, tra cui USA, Olanda, Inghilterra, Giappone, Belgio.

Una vitiligine evidente sul viso e sul corpo si impone pesantemente e richiede dove possibile, di essere mimetizzato, per alleviare il grave disagio psicologico che spesso accompagna i pazienti. “L’utilizzo del “trucco terapeutico” Camouflage, - afferma Alida DePase, socia fondatrice dell’ARIV, Life Member della U.K. Vitiligo Society e Responsabile delle Relazioni Internazionali di Vitiligo Support International (VSI) - ha  ottenuto finalmente il proprio ruolo, dopo anni di diffidenza da parte della comunità medico-scientifica. Viene realizzato con cosmetici specifici, non è la bacchetta magica, ma è di grande utilità per affrontare il quotidiano con più sicurezza, senza timore di sguardi  indiscreti o di  domande più imbarazzanti delle chiazze stesse”.

“Nello studio del dermatologo, – conclude - e nelle cliniche dermatologiche, sarebbe auspicabile attivare, periodicamente, un laboratorio di Camouflage. Sarebbe importante per i pazienti poter testare i prodotti che minimizzano l’effetto della malattia e apprendere la semplice tecnica di applicazione.”

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Ultimo aggiornamento: 26/09/2007
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