Test tumori seno

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Oltre 600 pazienti solo nel Lazio, di cui più di 60 all'Istituto Regina Elena di Roma, sottoposte a un test molecolare in grado di predire, dopo l'intervento per tumore del seno, l'efficacia della chemioterapia e un'eventuale ricaduta a 10 anni dalla diagnosi. Il programma di sperimentazione Pondx, avviato a febbraio 2016, è in corso in 11 centri nel Lazio: i risultati saranno presentati in occasione di vari congressi previsti nei prossimi mesi.

"Il test Oncotype Dx ci aiuta a individuare meglio le pazienti con una prognosi più sfavorevole - afferma Francesco Cognetti, direttore dell'Oncologia medica 1 del Regina Elena di Roma - e ci dice quali possono giovarsi di un trattamento chemioterapico in aggiunta all'ormonoterapia sia in pre che in post-menopausa. In particolare, iltest fornisce - spiega - informazioni su pazienti con tumore invasivo della mammella, linfonodi negativi o positivi fino a un massimo di 3, con recettori ormonali positivi, pazienti che in base ai prelievi anatomo-clinici e biologici sono in una zona di confine, in una fase in cui si può includere o escludere con certezza il trattamento chemioterapico rispetto alla sola ormonoterapia".

Il test è stato valutato all'interno di 6 studi su circa 4.000 pazienti con cancro del seno. "E' in grado, in una percentuale abbastanza consistente di casi, di evitare la chemioterapia: secondo le evidenze disponibili un quarto delle pazienti che sarebbero state sottoposte a chemioterapia sulla base dei criteri finora utilizzati possono evitarla, mentre per circa l'8% viene aggiunta la chemio rispetto alla sola ormonoterapia", continua l'esperto, secondo cui, dunque, "questo test, secondo noi oncologi, dovrebbe essere offerto dal Ssn perché è conveniente anche in termini di gestione delle risorse: evita l'uso di farmaci che non servono e riduce la frequentazione delle pazienti negli ospedali, vantaggi che una politica saggia e lungimirante dovrebbe considerare rispetto al costo di un unico test".