Il coraggio che diventa conoscenza

Tutto comincia con una domanda quasi invisibile ai più. Cosa accende i linfociti T, le cellule che orchestrano la difesa del corpo contro le minacce esterne? Nicla Porciello se la pone per la prima volta nel 2013, da dottoranda in biologia cellulare e dello sviluppo alla Sapienza. Studia per anni, scendendo sempre più in profondità, fino ai meccanismi molecolari più sottili, i recettori, i segnali, i millisecondi in cui una cellula decide di attivarsi o restare ferma.

Nicla Porciello
Nicla Porciello, ricercatrice, Unità di Immunologia e Immunoterapia dei Tumori

Nel 2017 porta quella domanda a Oxford. Cinque anni a scomporre, osservare, capire come funziona ogni singolo ingranaggio del sistema immunitario. Poi succede qualcosa, la domanda cambia forma.

“Sentivo il bisogno di dare alle mie competenze una dimensione più concreta. Volevo trasformare le conoscenze acquisite all'estero in domande che nascono dai bisogni reali dei pazienti.”

Torna in Italia. Oggi è ricercatrice agli IFO Regina Elena, dove laboratori di ricerca e reparti clinici si trovano a pochi passi di distanza. Nicla aveva capito che era il posto giusto per lei. Due percorsi che si intrecciano ogni giorno, il microscopio e il letto del paziente sempre più vicini.

È in questo spazio che incontra, senza mai vederla di persona, una paziente con metastasi cerebrali da tumore del polmone. Una diagnosi che lascia poche speranze. La paziente scelse comunque di affidarsi a un trattamento ancora pionieristico: chemio-immunoterapia prima dell'intervento chirurgico. Nicla conosce la sua storia attraverso le parole del chirurgo e degli oncologi che l'hanno seguita, raccontano di ritorni in ambulatorio sempre segnati da commozione e gratitudine.

La risposta al trattamento fu completa e duratura. Quel caso diventò l'occasione per applicare per la prima volta in Istituto una tecnologia capace di osservare il tessuto tumorale preservandone l'intera architettura cellulare, la trascrittomica spaziale.

“Ricordo quando abbiamo visto i risultati: l'esperimento funzionava, e nel tessuto comparivano nicchie immunitarie ben organizzate, con linfociti T e B in stretta comunicazione. Non era solo un dato tecnico, ma la prova che l'immunoterapia aveva riattivato la risposta immunitaria contro il tumore.”

In quel momento, davanti al microscopio, Nicla ha pensato a lei. Alla scelta di affidarsi a un trattamento sperimentale e a quanto quel gesto fosse diventato qualcosa di più grande di un singolo caso clinico.

"Il suo coraggio nel sottoporsi a un trattamento di frontiera diventa conoscenza per noi, e possibilità per altri pazienti."

Quella scoperta non è rimasta nel laboratorio. È diventata uno studio pubblicato su una rivista scientifica internazionale, oggi consultabile da ricercatori di tutto il mondo che affrontano lo stesso problema: capire perché, a volte, l'immunoterapia funziona in modo straordinario e come renderla efficace anche per chi non risponde.

"È questo che dà senso anche ai tanti esperimenti che non funzionano: sapere che, a volte, uno solo può cambiare la direzione del lavoro."
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