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5 Agosto 2026
Quello che l'occhio non vede e la ricerca rivela, anche con l'IA
Un giovane paziente esce dalla sala della TAC; i sintomi lasciano ipotizzare qualcosa di importante che può cambiare una vita.
Antonello Vidiri posa le immagini, respira, e lo guarda negli occhi. Gli spiega con voce calma che gli esami mostrano un tumore. Non nasconde la verità, ma non lo lascia solo. Gli offre tempo, per spiegare ed ascoltare, una mano da stringere. L'empatia non cambia la diagnosi, ma trasforma il modo di affrontarla.

In quel momento, Vidiri capisce qualcosa che avrebbe orientato tutta la sua carriera: la diagnosi non è solo un dato, è l'inizio di un rapporto di fiducia, un cammino condiviso per affrontare insieme tutto quello che verrà. È il punto in cui la scienza incontra una vita.
“È lì che è iniziato un cammino insieme."
All'Istituto Regina Elena dal 1992, oggi Vidiri è Direttore della UOC di Radiologia e del Dipartimento Ricerca Diagnostica Avanzata e Innovazione. Trent'anni passati davanti alle immagini: TAC, risonanze magnetiche, mammografie, PET. Trent'anni a imparare a leggere quello che si vede, e poi a chiedersi cosa si nasconde in quello che non si vede.
Perché le immagini radiologiche contengono molto più di quello che l'occhio umano riesce a cogliere. Migliaia di dati numerici che riflettono la biologia dei tessuti e restano invisibili all'osservazione visiva, ma possono raccontare molto del tumore, di come si comporterà, di come risponderà alle terapie, se presenta caratteristiche genetiche specifiche in grado di orientare la cura.
È qui che entra la radiomica e l'intelligenza artificiale.
“Le immagini radiologiche di routine contengono molte più informazioni di quelle che possiamo osservare. Per vedere oltre, ci vengono in aiuto la radiomica e gli algoritmi di machine learning.”
Vidiri guida un gruppo multidisciplinare dove lavorano insieme radiologi, fisici medici, ingegneri biomedici, statistici e bioinformatici. L'obiettivo è uno solo: estrarre dalle immagini informazioni preziose ancora invisibili. Una sorta di biopsia virtuale, senza ago, senza intervento, senza dolore. Solo i dati che già esistono nelle immagini, finalmente resi leggibili.
Quel giovane paziente che uscì dalla sala della TAC non era solo. Non lo è nessun paziente, quando la ricerca lavora per lui, affinché la diagnosi diventi sempre più precisa e la cura sempre più giusta.
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