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Tumori dell'Orofaringe

  1. Quanto sono diffusi
  2. Fattori di rischio
  3. I sintomi
  4. A ogni diagnosi una terapia
    4.1. Tumore in stadio iniziale
    4.2. Tumore localmente avanzato HPV negativo
    4.3. Tumore localmente avanzato HPV correlato
    4.4. Tumore in stadio avanzato 
  5. Il follow-up oncologico: continuità di cura
  6. Ricerca e innovazione continua

1 • Quanto sono diffusi

In Italia, i tumori del distretto testa – collo sono al quinto posto per frequenza e rappresentano circa il 5% di tutti i tumori maligni che colpiscono l’uomo.

Ogni anno, le nuove diagnosi di tumori testa-collo sono circa 10.000 e nel 70% circa dei casi si osservano negli uomini. Possono svilupparsi in divere aree, le più comuni sono il cavo orale (42%), la faringe (35%) e la laringe (24%).

Recentemente si è riscontrato un aumento di circa il 31% dei tumori dell’orofaringe particolarmente tra la popolazione più giovane. Tale incremento è legato alla presenza di un nuovo fattore di rischio: il papilloma virus umano, HPV. Ogni anno, nel mondo, sono circa 45.000 i nuovi casi di tumori testa – collo HPV correlati.

Nei paesi ad alto sviluppo l’incidenza di neoplasie dell’orofaringe HPV correlate nell’uomo, ha superato quello della cervice uterina nella donna.

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2 • Fattori di rischio

I principali fattori di rischio associati allo sviluppo di tumori dell’orofaringe sono alcol e fumo. Oggi si è aggiunta una nuova causa: il virus HPV.

L’orofaringe è una sede anatomica che comprende la base della lingua, le logge tonsillari, il palato molle e la parete posteriore della faringe.

In passato i carcinomi dell’orofaringe colpivano prevalentemente pazienti anziani con una storia di abuso di alcool e fumo. Negli anni più recenti il paziente “tipo” affetto da tumore dell’orofaringe è cambiato, anzi ha delle caratteristiche specifiche: è più giovane, sessualmente e socialmente più attivo. Questo perché la causa del suo tumore è il virus HPV.

Questo nuovo fattore di rischio ha fatto si che attualmente i tumori dell’orofaringe vengano distinti in due entità separate dal punto di vista epidemiologico, prognostico e molecolare in base alla presenza o meno del virus stesso. I tumori HPV negativi, associati nella gran parte dei casi all’abuso di fumo e alcol, sono in diminuzione, ma hanno una prognosi peggiore, rispetto alla controparte dei tumori causati dal virus, che sono invece in netto aumento, ma più favorevoli dal punto di vista prognostico.

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3 • I sintomi

I sintomi sono spesso assimilabili a quelli di malattie stagionali come il “mal di gola”. Per distinguere il semplice malessere da una malattia più rilevante va considerata, tra le altre cose, la durata.

I sintomi più comuni nel tumore dell’orofaringe sono: mal di gola o sensazione di corpo estraneo, deglutizione dolorosa e/o difficoltosa, dolore irradiato all’orecchio, ingrossamento dei linfonodi nel collo e negli stadi più avanzati modificazione del timbro vocale.

È raccomandato sottoporsi a visita specialistica se uno o più di questi sintomi dovesse persistere nel tempo.

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4 • A ogni diagnosi una terapia

Rivolgersi a centri specialistici che trattano annualmente elevati volumi di pazienti consente di ricevere un percorso di cura integrato tra le varie specialità̀ coinvolte nella diagnosi e nel trattamento. All’Istituto Regina Elena la scelta terapeutica è sempre affidata a un team multidisciplinare specifico per ogni malattia che valuta caso per caso.

Non tutti i tumori dell’orofaringe sono uguali. Si tratta di malattie diverse, con fattori di rischio e risposte ai trattamenti differenti tra loro. Nell’era della medicina di precisione, una diagnosi precoce e un corretto inquadramento del paziente e della sua neoplasia, sono elementi di fondamentale importanza al fine di garantire le maggiori possibilità di guarigione, minimizzando, quanto più possibile, gli effetti collaterali del trattamento.

In presenza di sintomi sospetti, è necessaria una visita specialistica otorinolaringoiatrica che consente di ispezionare l’orofaringe anche con l'ausilio di strumenti dedicati come il faringo-laringoscopio a fibre ottiche, per valutare la presenza di lesioni neoplastiche.

Nel caso in cui sia presente una tumefazione linfonodale del collo, potrà essere eseguito un agoaspirato sotto guida ecografica per definirne la natura benigna o maligna.
Esami radiologici come la Tomografia Computerizzata (TC), la Risonanza Magnetica (RMN) e la PET-TC risultano necessari una volta accertata la presenza della malattia. Questi esami offrono informazioni di tipo morfologico e danno indicazioni sulla stadiazione (dimensioni e sede della neoplasia). E’ inoltre indispensabile per la diagnosi la biopsia tissutale che ci permette di caratterizzare istologicamente la neoplasia e determinare la eventuale associazione con il virus HPV.
Alla fine del percorso diagnostico e sulla base della stadiazione e tipizzazione della malattia, viene stabilita la strategia terapeutica più adatta a ciascun paziente. I tumori in stadio iniziale hanno maggiori probabilità di guarire rispetto a quelli in stadio avanzato.

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4.1 • Tumore in stadio iniziale

La Chirurgia Robotica

L’introduzione della piattaforma robotica nella chirurgia cervico-facciale ha rivoluzionato il trattamento dei tumori dell’orofaringe negli stadi precoci.

Per i tumori della tonsilla e della base lingua in stadio iniziale, la strategia chirurgica è spesso la scelta più indicata: è efficace e minimizza gli effetti collaterali del trattamento a breve e a lungo termine.
Presso l’Istituto Regina Elena sono installate tre piattaforme robotiche.
Il tumore dell’orofaringe è il setting ideale per la chirurgia robotica. Il Robot rappresenta l’estensione delle mani del chirurgo, l’amplificazione del suo sguardo e offre la possibilità di azioni ultra definite. Il chirurgo, fisicamente lontano dal campo operatorio e seduto ad una consolle dotata di monitor e comandi, muove i bracci del robot, collegati agli strumenti endoscopici, che vengono introdotti attraverso la bocca. Il campo operatorio è proiettato tridimensionalmente, con immagini ad altissima risoluzione che consentono al chirurgo di "vivere" l'intervento quasi dall'interno del paziente e controllare in maniera dettagliatissima i margini della resezione. La procedura viene eseguita attraverso le cavità naturali anatomiche, senza essere costretti, come in passato, ad “attraversare” la mandibola o i tessuti molli della bocca, riducendo così il trauma chirurgico e garantendo una buona ripresa sia funzionale che estetica. Il recupero post operatorio è rapido e in pochi giorni il paziente viene dimesso dall'ospedale, in grado di riprendere la sua attività abituale.

La Radioterapia

La radioterapia è stata per tanti anni il trattamento di scelta dei tumori dell’orofaringe, offrendo da sola la possibilità di guarigione negli stadi iniziali. Il vantaggio principale della radioterapia consiste nel fatto che i tessuti sani intorno alla malattia non vengono recisi e quindi il recupero funzionale è generalmente preservato. Avanzamenti tecnologici, come l’utilizzo di tecniche di irradiazione a intensità modulata di dose, insieme all’integrazione di informazioni ottenute da altre tecnologie, come a esempio la Risonanza Magnetica, hanno permesso di ridurre l’irradiazione dei tessuti sani circostanti la malattia, migliorando la tolleranza al trattamento radiante e diminuendone gli effetti collaterali a lungo termine, come a esempio la secchezza della bocca. Il paziente avviato a trattamento radiante si giova, in aggiunta al medico radio-oncologo che lo prende in carico, di un team multidisciplinare composto da terapista del dolore, nutrizionista e logopedista che ‘accompagnano’ il paziente nel percorso di cura e ne facilitano il recupero funzionale.

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4.2 • Tumore localmente avanzato HPV negativo

Nella cura dei tumori in stadio localmente avanzato è importante combinare le diverse soluzioni terapeutiche: chirurgia, radioterapia, chemioterapia.

La scelta del tipo di trattamento viene valutata caso per caso. Per i pazienti con tumore dell’orofaringe in stadio localmente avanzato, con interessamento dei linfonodi e non correlato al virus dell’HPV, la chirurgia seguita da radioterapia o da radioterapia e chemioterapia potrebbe essere la strategia terapeutica che offre maggiori probabilità di guarigione.

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4.3 • Tumore localmente avanzato HPV correlato

Per i pazienti con tumore dell’orofaringe in stadio localmente avanzato e HPV correlato, la  radioterapia e la chemioterapia sono spesso impiegate in prima istanza.

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4.4 • Tumore in stadio avanzato

L’immunoterapia sta cambiando la storia della malattia metastatica

Per i pazienti che presentano metastasi a distanza o recidiva la strategia terapeutica del team multidisciplinare potrebbe essere orientata nella combinazione di chemioterapia e immunoterapia somministrate in contemporanea.

L’immunoterapia è una opzione che in alcuni casi sta cambiando la storia della malattia metastatica, e può essere efficace anche a lungo termine.

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5 • Il follow-up oncologico: continuità di cura

Il follow-up oncologico non è solo una serie di controlli, ma un percorso di cura personalizzato che garantisce continuità e accompagna il paziente verso una nuova normalità.

La cura non si conclude con le terapie, ma prosegue nel tempo con il follow-up oncologico, una fase di controlli personalizzati per monitorare la salute del paziente, prevenire recidive e gestire gli effetti a lungo termine delle cure.

Il periodo di follow-up è costruito su misura in base al tipo e stadio del tumore, ai trattamenti ricevuti e al quadro clinico complessivo.

Negli IFO il paziente è seguito lungo tutto il percorso di cura: le visite di controllo vengono prenotate internamente, subito dopo la visita oncologica, grazie a un’organizzazione che semplifica l’accesso, integra i servizi e valorizza l’accoglienza.

Il follow-up è parte dei Percorsi Diagnostico-Terapeutico-Assistenziali (PDTA).

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5 • Ricerca e innovazione continua

È importante rivolgersi a centri specialistici e con alti volumi di pazienti trattati, per accedere a trattamenti e tecnologie di ultima generazione. Presso l’Istituto Regina Elena è attivo uno studio sulla biopsia liquida applicata ai carcinomi orofaringei HPV correlati.

I tumori dell’orofaringe associati al Papilloma Virus sono al centro della ricerca traslazione del Unità di Chirurgia cervico facciale. Quando un paziente è affetto da un tumore dell’orofaringe causato dall’HPV è possibile ricercare nel suo sangue dei frammenti del DNA virale, marcatore affidabile della presenza di malattia. Tali frammenti di DNA scompaiono quando il paziente non ha più la malattia neoplastica, per poi eventualmente ricomparire in caso di recidiva. Presso l’Istituto Regina Elena è attivo uno studio relativo alla biopsia liquida applicata ai carcinomi orofaringei HPV correlati. Si tratta di un trial osservazionale che tramite la biopsia liquida, ossia un semplice prelievo del sangue, ci permette di valutare il numero di copie di HPV-DNA circolante.

La cinetica del HPV-DNA circolante  è utile per tre ragioni: diagnosticare precocemente la presenza della malattia, identificare precocemente una eventuale recidiva e fornire informazioni sull’eventuale residuo biologico di malattia, al fine di ottimizzare l’impiego del trattamento adiuvante.

In Europa la biopsia liquida è ancora in fase sperimentale, ma è del tutto ragionevole pensare che diverrà pratica clinica in un prossimo futuro.

Vaccinazione HPV

Circa l’80% della popolazione sessualmente attiva, nel corso della sua vita, entra in contatto con l’HPV, ma nella maggior parte dei casi il sistema immunitario dell’organismo contrasta l’infezione ed eradica il virus stesso senza nessun tipo di conseguenza.

L’HPV non è un unico virus, esistono infatti più di 100 ceppi diversi che infettano l’uomo.  La maggior parte dei ceppi di HPV causa lesioni benigne. Una piccola parte invece, i cosi detti ceppi ad alto rischio, possono essere la causa dello sviluppo di forme tumorali, come capita a livello del collo dell’utero e più raramente a livello dell’orofaringe.

I sottotipi HPV 16 e 18 sono quelli più frequentemente responsabili di neoplasie orofaringee, soprattutto a carico della tonsilla e della base lingua.
Contro gli HPV ad alto rischio abbiamo un vaccino estremamente efficace e sicuro. Prevenire l’infezione in età pre-pubere è importantissimo. In Italia vengono chiamati a vaccinazione gratuita le femmine e i maschi fino al compimento dell’undicesimo anno di età. Anche in età successive il vaccino può essere utile anche se la sua efficacia protettiva sembra essere ridotta.
L’ HPV-Unit IFO fornisce tutto il supporto all’eradicazione delle patologie HPV correlate, con un vasto contributo specialistico e strumentale: colposcopia, anoscopia, videolaringoscopia con NBI a alta risoluzione, couseling del paziente HPV, vaccinazione e biopsia liquida.

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