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Tumore del Rene

  1. Quanto è diffuso
  2. Fattori di rischio
  3. Diagnosi
  4. Classificazione
    4.1 Classificazione Tumore del Rene
  5. Trattamento

1 • Quanto è diffuso

Il tumore del rene rappresenta il 3% circa di tutte le neoplasie solide dell’adulto, con una maggiore incidenza nei paesi industrializzati. Esistono numerose varianti ognuna con specifiche caratteristiche istopatologiche e genetiche. Il sottotipo carcinoma a cellule chiare, che origina dall’epitelio dei tubuli prossimali renali, comprende circa il 78% di tutte le neoplasie renali.
La diagnosi di tumore del rene nei pazienti più giovani è in costante aumento. Circa il 50% di esse vengono scoperte casualmente (diagnosi incidentale) in corso di ecografia eseguita per altri motivi. Vi è una predominanza degli uomini sulle donne con un rapporto 2 a 1 ed il picco di incidenza è tra i 50 ed i 70 anni di età. Il tasso di mortalità per questa malattia era elevato fino a 20 anni fa, mentre ora risulta in notevole diminuzione.

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2 • Fattori di rischio

I principali fattori di rischio per lo sviluppo dei tumori del rene sono il fumo, l’obesità, la terapia antipertensiva e la familiarità, l’esposizione ad alcuni agenti inquinanti ambientali o professionali (petrolio, idrocarburi, cadmio, piombo, arsenico) e l’abuso di analgesici contenenti acetaminofene o fenacetina. I pazienti con malattia cistica acquisita, con insufficienza renale in corso di dialisi e quelli esposti a radiazioni ionizzanti presentano un rischio maggiore di sviluppare la malattia.

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3 • Diagnosi

L’utilizzo d’indagini diagnostiche sempre più avanzate (TC, RMN) ha consentito negli ultimi anni una più frequente e precoce diagnosi delle neoplasie renali, aumentando di conseguenza il riscontro di tumori di dimensioni sempre minori. I classici sintomi del tumore del rene (colica o dolore al fianco, macroematuria, ovvero il riscontro di sangue nelle urine e massa addominale palpabile) oggi sono davvero aneddotici. Infatti, la maggior parte delle masse renali sono diagnosticate ecograficamente quando sono ancora asintomatiche.  Ciononostante, il 30% dei pazienti presenta metastasi già al momento della diagnosi. Spesso tali sedi metastatiche sono asintomatiche ugualmente; relativamente alle localizzazioni metastatiche, esse sono estremamente variabili e talvolta si riscontrano in sedi tipiche come polmoni ed ossa, presentando sintomi specifici come dolori ossei o tosse persistente, rispettivamente. In alcuni casi possono dar luogo a sintomi estremamente variabili (sindromi paraneoplastiche). Le più comuni sono rappresentate da: cachessia, ipertensione, perdita di peso, iperpiressia, neuromiopatia, amiloidosi, policitemia, anemia, funzione epatica alterata, ipercalcemia.
La diagnosi delle neoplasie renali è totalmente basata sull’uso delle indagini radiologiche come ecografia, TC o risonanza magnetica. L’ecografia è spesso utilizzata per una prima valutazione e, come detto, solitamente è un esame fatto per altri motivi (esame di primo livello). Ha il vantaggio di non utilizzare radiazioni né mezzi di contrasto iodati, di avere un costo limitato ed è facilmente ripetibile avendo un’ottima accessibilità. E’ un esame utile per discriminare le lesioni cistiche da quelle solide o per monitorare la crescita del tumore. Tuttavia il suo potere diagnostico è basso per tumori di dimensioni inferiori ai 2 cm di diametro a causa delle caratteristiche morfologiche del tumore del rene spesso indistinguibili dal tessuto sano.
La TC e la risonanza magnetica forniscono informazioni circa dimensioni e funzionamento dei reni, ovviamente sono in grado di definire la presenza, le dimensioni, l’estensione di un eventuale tumore, la sua posizione anatomica, l’eventuale coinvolgimento dei vasi renali, il coinvolgimento dei linfonodi e lo stato degli organi adiacenti e permettono un’ottimizzazione del successivo iter terapeutico. Per le suddette ragioni, l’utilizzo della biopsia per fare diagnosi di neoplasia renale, a differenza di quasi tutti gli altri tumori solidi, è relegata a rari casi in cui la caratterizzazione istologica della lesione possa far modificare l’iter terapeutico (esempio nefrectomia parziale versus nefrectomia radicale).

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4 • Classificazione

Nell’ambito delle neoplasie maligne del rene la forma più frequente è il Carcinoma a Cellule Chiare, mentre tra le neoplasie benigne, l’Angiomiolipoma e l’Oncocitoma sono le forme più frequenti. Tuttavia, esistono diverse varianti istologiche del tumore del rene. La sua classificazione, inoltre, viene effettuata in base alla estensione locale della malattia e/o al coinvolgimento linfonodale o di organi a distanza (stadio di malattia)

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4.1 • Classificazione Tumore del Rene

Esistono numerose varianti del tumore del rene, ognuna con specifiche caratteristiche istopatologiche e genetiche.

Carcinoma a cellule chiare

Il carcinoma a cellule chiare è il tumore del rene più comune negli adulti ed origina dal tubulo renale. Il carcinoma a cellule chiare colpisce preferenzialmente il sesso maschile rispetto al femminile, con un rapporto di 2:1 ed una maggiore frequenza tra i 60 e i 70 anni. I principali fattori di rischio per questa neoplasia sono il fumo di sigaretta, l’obesità, l’ipertensione, la terapia estrogenica non bilanciata, l’ esposizione ad asbesto, derivati del petrolio, metalli pesanti e malattia cistica acquisita (da emodialisi). Le forme ereditarie del tumore a cellule chiare si presentano in associazione a numerose malattie. Fra le più importanti vi sono la malattia di Von Hippel-Lindau, l’oncocitoma renale familiare, il carcinoma renale papillifero ereditario, la sclerosi tuberosa e la malattia policistica renale.
L’esame macroscopico mostra solitamente una lesione riccamente vascolarizzata che origina dalla regione corticale renale. Essa si presenta frequentemente multilobata, giallastra (in seguito ad accumulo di lipidi) e con aspetti calcifici. Al microscopio ottico sono visibili cellule tumorali che si dispongono formando cordoni, papille, tubuli o nidi. Possono esservi cellule atipiche, poligonali e di grandi dimensioni. Dal momento che queste cellule accumulano lipidi (acidi grassi), il loro citoplasma appare più “chiaro”, rivestito da lipidi, ed il nucleo rimane “contratto” nel mezzo delle cellule. Il tumore solitamente cresce tramite un ampio fronte, che comprime il parenchima, ovvero il tessuto renale circostante, dando luogo ad una pseudocapsula.
La secrezione di sostanze vasoattive da parte della neoplasia (ad.es. renina) può causare ipertensione arteriosa, mentre il rilascio di eritropoietina può portare alla policitemia (aumentata produzione di globuli rossi). L’aspetto radiologico caratteristico del carcinoma a cellule chiare di una lesione solida che altera il contorno renale. Spesso presenta un margine irregolare o lobulato. Circa l’85% delle masse che radiologicamente appaiono solide sono dei carcinomi a cellule chire. Circa il 10% degli RCC contengono calcificazioni, alcune macroscopiche (probabilmente per invasione ed intrappolamento del grasso perirenale). In seguito alla somministrazione di liquido di contrasto intravenoso (sia nella tomografia computerizzata oppure nelle immagini di risonanza magnetica), aumenterà il contrasto delle zone densamente irrorate, mettendo in evidenza il tumore rispetto al parenchima normale.
Non è possibile distinguere con certezza il carcinoma a cellule chiare da un oncocitoma (lesione benigna) attraverso le comuni procedure di “imaging” oppure attraverso la biopsia percutanea. Il carcinoma a cellule chiare può inoltre mostrare degli aspetti cistico in circa il 5-10% dei casi. Esistendo diverse lesioni renali cistiche benigne (cisti renale semplice, cisti renale emorragica, nefroma cistico multiloculare, morbo renale policistico) per le quali può essere difficile per il radiologo discriminarne la natura maligna oppure benigna.
La prognosi dipende dalla grandezza del tumore, dal fatto che sia rimasto confinato nel rene oppure no, e dalla presenza o assenza di metastasi. La scala di Furhman, che misura l’aggressività istologica del tumore, può dare anche informazioni sulla sopravvivenza, anche se i dati rimangono controversi. La percentuale di sopravvivenza dopo cinque anni è intorno al 90-95% per tumori inferiori ai 4 centimetri. Per tumori di maggiori dimensioni, confinati nel rene e non vascolarizzati, la percentuale si attesta intorno all’80-85%. Per tumori che si estendono oltre la capsula renale, la percentuale si riduce al 60%. In caso di diffusione di metastasi ad altri organi la percentuale di sopravvivenza a cinque anni dall’intervento era del 5% prima dell’introduzione di nuovi farmaci antitumorali, mentre adesso è notevolmente aumentata. Per coloro che presentano una recidiva tumorale dopo l’intervento la prognosi è generalmente negativa.

Carcinoma renale papillare

E’ il secondo tumore in ordine di frequenza (10-15% dei casi). Queste tipologie di tumori possono essere multifocali e bilaterali: come dice il nome stesso hanno crescita papillare e possono raggiungere anche gradi dimensioni. Vengono distinti in 2 tipi: Il tipo I ben differenziati e con prognosi favorevole e di tipo II poco differenziati a prognosi sfavorevole e con maggior tendenza alla metastatizzazione. I tumori papillari di I tipo tendono ad avere una crescita esofitica di tipo sferico, aspetti pseudo-necrotici e pseudo-capsulati. Sono neoplasie di consistenza soffice e di aspetto bruno-giallastro. Generalmente all’esame TC hanno delle caratteristiche ricorrenti: la captazione del mezzo di contrasto è ipodensa e ridotta nell’area centrale della neoplasia mentre è maggiore nei suoi margini periferici.

Carcinoma renale cromofobo

Macroscopicamente, il carcinoma cromofobo ha un aspetto pallido ed una consistenza relativamente omogenea. Rappresentano dei tumori ben demarcati, senza una vera e propria capsula. Per questa tipologia di tumori il sistema di grading di Fuhrman non viene applicato a causa delle atipie nucleari che caratterizzano il carcinoma cromofobo; tuttavia la presenza di un’estesa necrosi tumorale oppure la presenza di differenziazione sarcomatoide sono aspetti che hanno un impatto prognostico negativo sulla sopravvivenza del paziente. La più recente classificazione dei tumori renali da parte della WHO (World Health Organization) ha incluso una rara variante chiamata “carcinoma cromofobo oncocitico” nell’ambito del tumore cromofobo.

Tumori cistici del rene

Le lesioni cistiche del rene vengono classificate secondo la classificazione di Bosniak

Categoria di Bosniak Caratteristiche Terapia
1 Semplice lesione cistica circoscritta Lesione benigna
2 Lesione con sottili sepimentazioni, ispessimento delle pareti della cisti, margini netti e circoscritti Lesione benigna
2F Lesione settata. Può contenere calcificazioni interne. Assenza di potenziamento contrastografico Follow-up (Alcune lesioni possono presentare un basso grado di malignità)
3 Potenziamento con mdc. Pareti irregolari o ispessite Chirurgia parziale/Sorveglianza attiva (50% lesioni sono maligne)
4 Lesione cistica con componenti architetturali con potenziamento contrastografico francamente evidente Chirurgia parziale

La corretta identificazione delle lesioni di Bosniak 2F-3 sono le più difficili a livello clinico-radiologico. In questi casi ci si avvale di più di una metodica diagnostica (TC e Risonanza Magnetica) per una corretta identificazione degli aspetti di potenziale malignità. All’esame istologico definitivo le lesioni di tipo III si rivelano più comunemente come delle lesioni pseudocistiche a basso potenziale di malignità, carcinoma papillari di tipo I, tumori del rene di tipo stromale.

Altri tumori renali

Se escludiamo il carcinoma a cellule chiare, papillare e cromofobo, questo gruppo eterogeneo rappresenta il rimanente 10-15% dei tumori renali. Questo gruppo include una varietà di carcinomi rari, sporadici familiari e benigni, compreso un raggruppamento di tumori non classificati. Di seguito riportiamo le principali varianti di interesse clinico per approfondimento da parte dei pazienti.

Carcinoma della midollare renale: è una variante patologica molto rara (< 0.5% di tutti i tumori del rene) con una predominanza nei soggetti giovani al di sotto dei 30 anni ed affetti da emoglobinopatie falciformi ereditarie. Viene annoverato tra i tumori del rene ereditari. E’ una forma di tumore estremamente aggressiva e la sua diagnosi è estremamente frequente in fase avanzata (Il 67% dei soggetti presentano una malattia metastatica al momento della diagnosi). Il trattamento di queste forma neoplastica prevede una chirurgia radicale a prescindere dalle dimensioni tumorali. A causa della scarsa chemioresponsività a tutti i comuni farmaci citotossici, i successivi trattamenti dopo la chirurgia rimangono sperimentali. La radioterapia è efficace solo parzialmente nel controllo locale della malattia.

Carcinoma renale associato a malattia cistica acquisita/”insufficienza renale end-stage”: la degenerazione cistica del rene così come l’aumentata incidenza di carcinoma a cellule renali sono degli aspetti tipici dell’insufficienza renale terminale (stadio avanzato). A differenza del carcinoma a cellule renali che si sviluppa nella popolazione normale, i tumori del rene in questa tipologia di pazienti sono di solito bilaterali, multicentrici, più frequenti nel paziente di sesso maschile e scarsamente aggressivi. La variante più comune è quella papillare di tipo I, seguita dalla variante a cellule chiare.

Adenoma papillare: l’adenoma papillare renale è una neoplasia che deriva dall’epitelio tubulare renale, caratterizzato dalla presenza di adenomi piccoli e superficiali sulla corticale del rene. Sono piccoli tumori in genere di diametro inferiore ai 5mm che si presentano sulla superficie corticale e microscopicamente appaiono come noduli pallidi, giallo-grigiastri con limiti ben definiti. Dal punto di vista istologico questi tumori non differiscono dal carcinoma renale papillare di basso grado, infatti condividono alcune caratteristiche immunoistochimiche e citogenetiche con le neoplasie papillari. La dimensione del tumore che in passato veniva usata come “cut-off” per distinguere tra le forme a facile metastatizzazione e le forme non metastatiche era di 3 cm; tuttavia poiché sono state occasionalmente descritte metastasi da tumori renali di scarso volume, l’attuale comportamento è quello di considerare e trattare tutti gli adenomi come tumori maligni, almeno fino all’evidenziazione di sicuri fattori di benignità. La loro prognosi a 5 anni è generalmente buona ed il trattamento di elezione è chirurgico.

Carcinoma dei dotti collettori del Bellini: è un sottotipo raro e aggressivo di carcinoma renale, che origina nell’epitelio dei dotti collettori distali e di solito esordisce con ematuria, dolore al fianco e la presenza di una massa addominale palpabile, oppure con sintomi aspecifici come l’affaticamento, la perdita di peso o la febbre. Spesso i pazienti sono a lungo asintomatici e, per questo, al momento della diagnosi la malattia si trova spesso in uno stadio avanzato a livello locale oppure già in fase metastatica. In presenza di metastasi, possono coesistere dolore osseo, tosse, dispnea, polmonite, compromissione neurologica. Il trattamento di questa variante è esclusivamente chirurgico (nefrectomia radicale) e quasi sempre palliativo (=citoreduttivo). La sopravvivenza media dal momento della diagnosi è di circa 30 mesi.

Tumori del Rene ereditari (associati a sindromi genetiche): i tumori ereditari del rene rappresentano circa il 5-8% delle neoplasie renali. Allo stato attuale sono state identificate circa 10 sindromi ereditarie associate a mutazioni specifiche, comorbidità e specifiche varianti istologiche del carcinoma a cellule renali. I tumori ereditari del rene vengono suggeriti dalla storia clinica del paziente, età di incidenza, e presenza di altre lesioni tipiche delle rispettive sindromi di appartenenza. L’età media alla diagnosi è molto precoce (circa 37 anni) con circa il 70% di tutti i tumori ereditari diagnosticati sotto i 46 anni. Tra le più comuni sindromi ereditarie associate ai tumori del rene ereditari vengono annoverate:

  1. Sindrome di Von-Hippel Lindau: è caratterizzata dall’associazione di diverse forme di neoplasia, fra cui angiomi e altre forme di neoplasia del rene e feocromocitomi. Colpisce una persona su 36.000. L’incidenza è maggiore intorno ai 30-40 anni, anche se può manifestarsi a qualunque età. A seconda del genotipo del soggetto sono rinvenibili quadri clinici differenti; in particolare la malattia è suddivisibile in 2 tipi. Il tipo 1 con assenza di feocromocitoma e il tipo 2 che invece lo manifesta. Il tipo 2 è diviso ulteriormente in 3 sottotipi: A, B e C (il primo con tumore a cellule renali, il secondo con emangioblastoma associato e il terzo con solo feocromocitoma). Sono di comune riscontro anche tumori endocrini (specie pancreatici), cisti renali (dovute all’edema da neoangiogenesi) e altre manifestazioni neoplastiche in questa sindrome
  2. Sindrome di Birt-Hogg-Dubè (BHD): è una sindrome ereditaria autosomica dominante rara legata ad una mutazione del gene della folliculina sul cromosoma 17. Clinicamente si caratterizza con una combinazione di lesioni a livello cutaneo, renale e polmonare e una maggior suscettibilità tumorale. I pazienti con BHD diagnosticata sono monitorati principalmente a livello polmonare e renale. La sindrome di Birt-Hogg-Dubé è una malattia rara: la prevalenza della sindrome è difatti stimata in 1/200.000, ma l’incidenza esatta non è nota, sono state identificate tra le 200 e le 400 famiglie affette in tutto il mondo, ma sembra che la malattia sia sottostimata a causa della variabilità dell’espressione clinica: Le donne e individui che manifestano più tardivamente i sintomi cutanei hanno un fenotipo cutaneo meno severo, con lesioni minori in numero e più piccole. La sindrome si trasmette di genitore in figlio secondo le regole dell’eredità autosomica dominante: la prole di un individuo affetto ha quindi il 50% di possibilità di ereditare la variante patogenetica. Le manifestazioni patologiche si hanno intorno a 20-30 anni e sono localizzate a livello di cute, polmoni e reni. La gravità della malattia può variare significativamente fra le diverse famiglie e anche fra i membri della stessa famiglia. Le affezioni polmonari tipiche della sindrome di BHD comprendono cisti polmonari e pneumotorace. La sindrome di BHD è associata con una maggiore incidenza di cisti e tumori renali.
  3. Sclerosi tuberosa: La sclerosi tuberosa è conosciuta anche come sindrome di Bourneville-Pringle ed è una malattia che si trasmette con carattere autosomico dominante. È caratterizzata dalla formazione di lesioni amartomatose (=lesione simil-tumorale di natura benigna che riunisce in sé elementi di varia origine embrionale, i quali sono, da un punto di vista istologico, dei tessuti normali) a livello della cute, del sistema nervoso centrale, e di altri organi come il cuore e i reni. La lesione più comunemente riscontrabile a livello del rene è l’angiomiolipoma.

Angiomiolipoma: è una lesione benigna che ha un’incidenza sporadica oppure nell’ambito di una malattia ereditaria come la sclerosi tuberosa familiare. L’angiomiolipoma è una lesione neoplastica che appartiene alla famiglia dei tumori a cellule epitelioidi perivascolari. Il comportamento aggressivo di queste malattie è davvero aneddotico con rari casi di metastasi a distanza. Per questo motivo, l’angiomiolipoma viene solitamente identificato come una neoplasia benigna. L’angiomiolipoma ha delle caratteristiche peculiari (=la presenza di tessuto adiposo) che lo rendono identificabile solitamente agli esami di imaging preoperatori (ecografia, TC, RMN). Nella sclerosi tuberosa le lesioni sono solitamente multiple, e possono dar luogo a quadri più severi, come il coinvolgimento linfonodale esteso, oppure la trombosi della vena cava e della vena renale. La variante più aggressiva dell’angiomiolipoma è quella epitelioide che ha un comportamento aggressivo con un elevato ritmo di crescita nel tempo. Solitamente gli angiomiolipomi sono associati ad un ritmo di crescita lento e una relativa morbidità. In alcuni casi gli angiomiolipomi possono causare dolore locale. La complicanza più severa associata all’angiomiolipoma è il sanguinamento retroperitoneale o all’interno della via urinaria (=macroematuria) causato dalla rottura spontanea del tumore. La causa della rottura è spesso legata alla formazione di microaneurismi all’interno della lesione stessa che possono rompersi con relativa facilità (trauma/aumento della pressione arteriosa). I fattori di rischio associati ad un sanguinamento maggiore che può compromettere seriamente le condizioni cliniche del paziente con grave anemizzazione e rischio di shock sono: la dimensione del tumore superiore ai 4 cm, la % di componente angiogenica della neoplasia, la presenza della sclerosi tuberosa sistemica. Il trattamento di scelta dell’angiomiolipoma è rappresentato dalla sorveglianza attiva mentre la chirurgia nephron-sparing (parziale) è riservata alle lesioni intorno ai 4-5 cm per prevenire le potenziali complicanze emorragiche secondarie dovute alla fragilità vascolare della neoplasia. In caso di sanguinamento acuto, l’embolizzazione selettiva della lesione rappresenta il trattamento di scelta d’urgenza, o in casi altamente selezionati può essere eseguita preoperatoriamente al fine di ridurre le dimensioni della neoplasia per facilitare il successivo intervento chirurgico.

Oncocitoma: è un tumore benigno che rappresenta il 3-7% di tutte le neoplasie renali solide, con un’incidenza che può raggiungere dei picchi del 18% quando i tumori sono inferiori ai 4 cm. L’accuratezza diagnostica delle metodiche di imaging è limitata e la diagnosi istologica è certamente quella più affidabile. Il trattamento dell’oncocitoma renale è simile a quello degli altri tumori del rene. Il trattamento di elezione è rappresentato dalla chirurgia parziale (=nephron sparing), oppure nei casi selezionati in cui la neoplasia venga diagnosticata attraverso una biopsia renale, la sorveglianza attiva può rappresentare una valida opzione terapeutica.

Stadio Malattia Tumore Rene

La stadiazione del tumore del rene è una misura del grado di estensione locale e a distanza dello stesso.

T- Tumore Primario
Tx Tumore primario non valutabile
T0 Non evidenza del tumore primitivo
T1 Tumore di diametro maggiore ≤ 7 cm, confinato al rene4cm ma ≤7cm
T2 Tumore di diametro maggiore > 7 cm, confinato al rene
T2a Tumore di diametro maggiore >7 cm ma ≤10 cm
T2b Tumore di diametro maggiore > 10 cm
T2c Tumore che interessa entrambi i lobi
T3 Tumore che infiltra le vene principali oppure i tessuti perirenali, ma non attraversa la fascia del Gerota e non invade la ghiandola surrenalica ipsilaterale
T3a Tumore che si estende macroscopicamente nella vena renale o interessa i suoi rami o invade il tessuto adiposo perirenale e/o del seno renale
T3b Tumore che si estende macroscopicamente nella vena cava al di sotto del diaframma
T3c Tumore che si estende macroscopicamente nella vena cava al di sopra del diaframma o invade la parete della vena cava
T4 Tumore che si estende oltre la fascia del Gerota (inclusa l’estensione nella ghiandola surrenale ipsilaterale)
N – Linfonodi regionali
Nx I linfonodi regionali non possono essere individuati
N0 Nessuna metastasi nei linfonodi regionali
N1 Metastasi in un singolo linfonodo regionale
N2 Metastasi in più di un linfonodo regionale
M – Metastasi a distanza
M0 Assenza di metastasi a distanza
M1 Metastasi a distanza
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5 • Trattamento

L’obiettivo primario nel trattamento dei tumori del rene è rappresentato dalla rimozione completa della massa neoplastica associata alla massima preservazione della funzione renale. Questo aspetto assume particolare rilevanza nei pazienti con un solo rene o affetti da coesistenti malattie renali mediche (ad esempio il diabete).
Presso il nostro Istituto sono routinariamente eseguite tutte le opzioni di trattamento:

  • Sorveglianza Attiva
  • Crioablazione Percutanea TC Guidata
  • Nefrectomia Parziale
  • Nefrectomia Radicale
  • Nefrectomia Radicale con Asportazione del Trombo Cavale

La  Sorveglianza Attiva è solitamente impiegata per masse renali inferiori ai 3 cm, in pazienti le cui condizioni di salute siano tali da far giudicare l’intervento chirurgico rischioso. Lo scopo della sorveglianza attiva è di monitorare radiologicamente la lesione nel tempo, così da prevenire la progressione del tumore ed evitare i potenziali rischi e gli effetti collaterali che potrebbero derivare dal trattamento chirurgico. L’eventuale crescita della lesione può indicare un trattamento attivo, come ad esempio la Crioablazione Percutanea. Il paziente deve sottoporsi a delle visite specialistiche ad intervalli regolari ogni 6 o 12 mesi, per la valutazione dei controlli radiologici eseguiti. La frequenza con cui bisognerà recarsi dal medico dipenderà dalla dimensione del tumore e dallo stadio.
Il trattamento di scelta del tumore renale rimane l’intervento chirurgico che garantisce i migliori risultati in termini di radicalità oncologica. Se tecnicamente fattibile, esso è mirato a rimuovere solamente la parte ammalata del rene, cioè ad un’escissione chirurgica limitata alla massa tumorale. Questo tipo di approccio viene definito “Nefrectomia Parziale” (chirurgia “nephron-sparing”).
Nel nostro centro, la tecnica robotica rappresenta l’approccio di scelta per la nefrectomia parziale. In particolare, la tecnica robotica consente di operare con un notevole ingrandimento visivo (circa 10 volte) e con una visione tridimensionale. L’approccio robotico permette al chirurgo di identificare anche i più piccoli dettagli anatomici e di eseguire l’intervento con una accuratezza significativamente superiore a quanto sia possibile ottenere con la chirurgia classica a cielo aperto o con quella laparoscopica, garantendo tempi di degenza e recupero significativamente inferiori (2-3 giorni circa) dovuti ad una netta riduzione nelle perdite ematiche ed un minor dolore post-operatorio. L’esperienza robotica ci ha permesso di trattare lesioni sempre più grandi, superiori ai 4cm, successivamente anche superiori ai 7cm ed infine lesioni totalmente interne al rene.
La possibilità di eseguire una nefrectomia parziale anziché radicale, ovvero di salvare il rene asportando solo il tumore, è sicuramente legata all’esperienza ed al volume del centro. Da alcuni anni, la percentuale di nefrectomie radicali per tumori sotto i 7 cm presso il nostro centro è calata al <5%. Dal 2011, stabilmente, il nostro è il centro a maggior volume per il trattamento delle neoplasie renali nella regione Lazio e nell’intero centro-sud Italia.

Presso il nostro Istituto si eseguono annualmente quasi 90-100 nefrectomie radicali e 160-180 nefrectomie parziali.
Talvolta, la crescita del tumore all’interno del rene causa una infiltrazione della via urinaria o del sistema venoso (trombosi veno-cavale), che si manifesta col sanguinamento nelle urine: questa è l’unica condizione assoluta nella quale si rende necessaria l’asportazione dell’intero rene. Per garantire un controllo oncologico ottimale al paziente, si rende quindi necessaria l’asportazione dell’intero organo, intervento noto come Nefrectomia Radicale. Esso consiste nell’asportare il rene, ed a volte il surrene e le strutture anatomiche che li circondano come ad esempio i linfonodi. Tale decisione viene di solito stabilita preoperatoriamente mentre altre volte può verificarsi anche durante l’intervento chirurgico. Inoltre, la conformazione anatomica del paziente e le caratteristiche della massa renale possono influenzare notevolmente la tecnica chirurgica da adottare (open/laparoscopica/robotica). All’Istituto Regina Elena l’intervento viene effettuato in laparoscopia anche quando il tumore renale è di dimensioni elevate o quando è eseguito in presenza di metastasi. In questo ambito, la rimozione mininvasiva del tumore principale nell’ambito di un trattamento multispecialistico rappresenta il primo step terapeutico. Successivamente, previa valutazione oncologica, il paziente verrà sottoposto a dei trattamenti farmacologici di nuova generazione.
Laddove sia presente una estensione del tumore all’interno della vena renale o della vena cava inferiore (trombosi veno-cavale), la nefrectomia radicale (asportazione di tutto il rene) con trombectomia cavale (rimozione del trombo occludente la vena cava) rappresenta il trattamento standard in caso di tumore renale maligno che abbia invaso la vena renale o la vena cava determinando una trombosi neoplastica. E’ una condizione rara (<5% dei casi) e solitamente si associa alla presenza di metastasi al momento della diagnosi. In questi casi l’intervento chirurgico standard è rappresentato dalla nefrectomia radicale associata alla contestuale asportazione del trombo neoplastico, che in alcuni casi può sviluppare dimensioni tali da raggiungere le cavità destre del cuore. Mediante questa procedura chirurgica, vengono asportati l’intero rene malato, il surrene, i linfonodi circostanti e contestualmente viene rimosso anche il trombo che ha causato l’occlusione. Presso il nostro istituto anche questo intervento può essere eseguito interamente, in casi selezionati, con la tecnica robotica potendo contare in questo specifico ambito, grazie ad una collaborazione con l’USC (University of Southern California) su un’esperienza chirurgica tra le maggiori al mondo.
Questo ambito rappresenta uno dei principali campi di ricerca chirurgica del nostro gruppo. L’obiettivo è quello di standardizzare ed implementare l’utilizzo del robot anche nei casi più avanzati per garantire al paziente un rapido recupero e minimizzare per quanto possibile, gli effetti di una chirurgia complessa sulla qualità della vita.

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