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Curare il cancro con la medicina di precisione

Ogni tumore è diverso. Ogni paziente è diverso. Per questo agli IFO la cura non parte dalla diagnosi generica, ma dalla conoscenza profonda di quella malattia in quella persona, le sue caratteristiche molecolari, genetiche, biologiche, il suo profilo immunitario, la sua storia clinica. Una diagnosi precisa non è solo un punto di partenza: è già parte della cura. Senza di essa non esiste terapia davvero efficace.
1. Prima capire, poi curare: genomica e biopsia liquida
Per scegliere la terapia, bisogna capire cosa si sta curando. Il sequenziamento del genoma tumorale svela la natura molecolare della malattia, le mutazioni, le alterazioni genetiche, l’eterogeneicità biologica, e indica quale strada terapeutica ha più senso per quel paziente specifico. La biopsia liquida completa questo quadro in modo non invasivo: con una semplice analisi del sangue è possibile rilevare il DNA tumorale circolante, monitorare l’evoluzione della malattia nel tempo e verificare rapidamente l’efficacia delle terapie in corso. Non una fotografia statica, ma un monitoraggio continuo che permette di correggere la rotta prima che sia tardi.
2. Colpire il tumore dove fa male: i farmaci a bersaglio molecolare
Quando il sequenziamento identifica una mutazione specifica che guida la crescita tumorale, è possibile colpirla direttamente con farmaci progettati per bloccare quel meccanismo preciso, e solo quello. La target therapy agisce sulla causa molecolare del tumore, riducendo gli effetti collaterali delle terapie tradizionali e aumentando l’efficacia sul bersaglio. È una delle frontiere più attive della ricerca oncologica agli IFO, in particolare per i tumori del polmone, il melanoma e altri tumori con alterazioni genomiche identificabili.
3. Risvegliare le difese del corpo: l'immunoterapia
I tumori imparano a rendersi invisibili alle difese immunitarie dell’organismo. L’immunoterapia toglie questo camuffamento e riattiva le cellule immunitarie affinché riconoscano ed eliminino le cellule tumorali. Agli IFO si fa ricerca su questi farmaci da oltre dieci anni, con applicazioni in oncologia, carcinoma del polmone, melanoma, tumori urogenitali, testa-collo, e nelle malattie rare. La ricerca oggi punta a identificare i pazienti che risponderanno meglio al trattamento e ad ampliare l’efficacia verso nuovi tipi di tumore.
4. L'innovazione vera: combinare le terapie
Oggi raramente si usa una sola strategia terapeutica. L’oncologia moderna ha imparato che chemioterapia, immunoterapia e farmaci a bersaglio molecolare possono essere orchestrati insieme, in sequenze e combinazioni studiate sulla base del profilo molecolare del singolo paziente. La chemioterapia, ancora centrale nel trattamento di molti tumori, non è scomparsa: si è evoluta, diventando parte di protocolli sempre più precisi e personalizzati. Somministrata prima di un intervento chirurgico può ridurre la massa tumorale e rendere operabili tumori che prima non lo erano. Combinata con l’immunoterapia, può potenziarne l’effetto. È la sinergia tra questi approcci, guidata dai dati genomici del paziente, a fare la differenza.
5. Dalla ricerca al paziente, dal paziente alla ricerca
Queste terapie non nascono altrove e arrivano agli IFO: nascono qui, nei laboratori e nelle corsie del Regina Elena e del San Gallicano, attraverso studi clinici, sperimentazioni e collaborazioni internazionali. È un processo circolare: le scoperte diventano cure, e la risposta dei pazienti torna ai ricercatori per affinare le strategie terapeutiche. Quando i dati clinici aprono nuove domande, si torna in laboratorio. È questa osmosi continua tra ricerca e clinica, la ricerca traslazionale che trova nella corsia la sua prova del nove, a distinguere un IRCCS da un ospedale tradizionale e a rendere possibile una cura davvero personalizzata e all’avanguardia.





