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Urologia
Giuseppe Simone
Direttore Urologia
E-mail: giuseppe.simone@ifo.it
Tel. 06 5266 6772
- L'attività di Urologia
- Percorso clinico diagnostico
- Patologie Uro-Oncologiche
- Procedure chirurgiche
- Esami e procedure ambulatoriali
- Dove siamo / Modalità di accesso
- Orario ingresso visitatori
- Ricerca scientifica e pubblicazioni
- Riconoscimenti
- Modulistica informativa per le prestazioni
- Video di approfondimento
1. L'attività di Urologia
L’Unità di Urologia dell’IFO – Regina Elena è un centro di eccellenza riconosciuto a livello internazionale. Ogni anno, oltre 3500 pazienti affidano la propria salute all’unità operativa ed un terzo di questi vengono sottoposti ad intervento chirurgico per patologie di interesse uro-oncologico.
Da venti anni l’unità operativa si impegna ad offrire i più alti standard dell’assistenza medica, e si distingue per numero e complessità delle procedure chirurgiche effettuate.
L’Urologia del Regina Elena è considerata Centro di Riferimento per la cura dei tumori dell’apparato genito-urinario, con specifica attenzione all’utilizzo di metodiche mini-invasive e tecniche chirurgiche innovative, applicate anche nel corso di interventi ad alta complessità.
Annualmente vengono eseguite circa 100 cistectomie radicali per carcinomi uroteliali, 200 prostatectomie radicali per adenocarcinomi prostatici, 180 nefrectomie parziali e 100 nefrectomie radicali per tumori del rene. La quasi totalità degli interventi è eseguita in laparoscopia, prevalentemente robot-assistita, assicurando al contempo sia la radicalità oncologica che un decorso post-operatorio indolore ed un rapido recupero funzionale.
L’equipe di Urologia eccelle in ambito internazionale anche per la produzione scientifica, risultando ai primi posti per numero di lavori presentati ai Congressi annuali dell’European Association of Urology e dell’American Urological Association.
La vocazione scientifica si è tradotta nella ideazione di tecniche chirurgiche moderne che hanno rivoluzionato il trattamento di patologie uro-oncologiche complesse quali il carcinoma vescicale invasivo ed il tumore del rene e della prostata.
2. Percorso clinico diagnostico
L’accesso all’Istituto avviene attraverso una “prima visita urologica”. Tale procedura è prenotabile tramite CUP al numero 06 9939 – consultare la pagina Prenotare visite ed esami.
Sull’impegnativa dovrà essere indicata la patologia oncologica urologica (ad es neoplasia della vescica) o il sospetto (ad esempio “sospetta neoplasia prostatica”).
Laddove il sistema non permetta di prenotare la procedura può contattarci via email all’indirizzo segreteria.urologia@ifo.it in modo da permetterci di aiutarla ad entrare in contatto con un nostro specialista urologo.
E’ anche possibile prenotare tramite CUP direttamente una procedura specialistica come l’uretrocistoscopia. Laddove l’esame evidenzi una patologia oncologica potrà essere seguito presso il nostro Istituto. Procedure più invasive come la biopsia prostatica fusion e le istallazioni endovescicali richiedono preliminarmente l’esecuzione di una prima visita urologica per la conferma dell’indicazione da parte di uno specialista urologo.
3. Patologie Uro-Oncologiche
4. Procedure chirurgiche
L’Urologia IRE rappresenta una eccellenza internazionale, ha sperimentato molteplici procedure chirurgiche in ambito uro-oncologico, poi standardizzate al fine di offrire al paziente le migliori cure con la minore invasività possibile.
Nefroureterectomia
La Nefroureterectomia è un intervento chirurgico, eseguito in anestesia generale, finalizzato alla rimozione di tutta l’alta via escretrice (cioè rene, uretere e suo sbocco in vescica) affetta da patologia neoplastica. In casi selezionati, può essere opportuna la rimozione dei linfonodi locoregionali (piccole ghiandole che possono essere sede di metastasi tumorale).
Il materiale asportato è poi sottoposto ad esame istologico per definirne la natura: infatti, la quasi totalità delle neoplasie dei calici renali (gli imbutini che raccolgono l’urina appena prodotta dal rene), della pelvi renale ( il bacinetto in cui si svuotano i calici renali) e dell’uretere (il tubicino che trasporta le urine dalla pelvi renale alla vescica) è maligna. L’esecuzione della linfadenectomia, cioè l’asportazione delle piccole ghiandole linfatiche, possibili sedi di metastasi, non è ancora uno standard; tuttavia, laddove si identifichino linfonodi sospetti per malignità, ne è raccomandata l’asportazione in corso di intervento.
La procedura può essere condotta con approccio “a cielo aperto”, cioè mediante una incisione di alcuni centimetri che consenta l’accesso al rene, “laparoscopico”, con strumenti miniaturizzati introdotti per mezzo di millimetriche incisioni cutanee o “robotico”, in cui gli strumenti laparoscopici vengono mossi da un robot, controllato a distanza dal chirurgo. Le ultime due tecniche, definite “mini invasive”, hanno la stessa efficacia oncologica della prima ma si associano ad un minor tasso di complicanze ed assicurano una ri presa più rapida dopo il trattamento.
Sono candidabili a nefroureterectomia tutti i pazienti affetti da una neoplasia dell’alta via escretrice (calici, pelvi renale e/o uretere).
Nefrectomia radicale
La Nefrectomia radicale è un intervento chirurgico, eseguito in anestesia generale, finalizzato alla rimozione del rene affetto da patologia neoplastica. In casi selezionati, può essere opportuna la rimozione dei linfonodi locoregionali (piccole ghiandole che possono essere sede di metastasi tumorale). Il materiale asportato sarà poi sottoposto ad esame istologico per definirne la
natura: infa tti, oltre il 70% delle masse renali diagnosticate radiologicamente è maligna.
La procedura può essere condotta con approccio “a cielo aperto”, cioè mediante una incisione di alcuni centimetri che consenta l’accesso al rene, “laparoscopico”, con strumenti miniaturizzati introdotti per mezzo di millimetriche incisioni cutanee, o “robotico” in cui gli strumenti laparoscopici vengono mossi da robot, controllato a distanza dal chirurgo. Le ultime due tecniche, definite miniinvasive, hanno la stessa efficacia oncologica della prima ma si associano ad un minor tasso di complicanze ed assicurano una ripresa più rapida dopo il trattamento.
Sono candidati a RN tutti i pazienti affetti da una neoplasia renale la cui complessità chirurgica (relativa a sede, dimensioni e quota esofitica) controindichi una nefrectomia parziale.
Nefrectomia parziale
La Nefrectomia parziale È un intervento chirurgico condotto in anestesia generale e finalizzato alla rimozione di una neoplasia renale (assie me ad una piccola quota di tessuto sano adiacente), con risparmio della restante porzione dell’organo. Studi a lungo termine(15 hanno dimostrato l’equivalenza in termini di radicalità oncologica tra la nefrectomia parziale e la nefrectomia radicale cioè l’ asportazione completa del rene). Il materiale asportato sarà poi sottoposto ad esame istologico per definirne la natura: infatti, oltre il 70% delle masse renali diagnosticate radiologicamente è
maligna. La procedura può essere condotta con approccio “a cielo aperto”, cioè mediante una incisione di alcuni centimetri che consenta l’accesso al rene, “laparoscopico”, con strumenti miniaturizzati introdotti per mezzo di millimetriche incisioni cutanee, o “robotico” in cui gli strumenti laparoscopici vengono mossi da robot, controllato a distanza dal chirurgo. Le ultime due tecniche, definite mini invasive, hanno la stessa efficacia oncologica della prima ma si associano ad un minor tasso di complicanze ed assicurano una ripresa più rapida dopo il tra ttamento.
Sono candidabili a nefrectomia parziale tutti i pazienti affetti da una neoplasia renale la cui complessità chirurgica (relativa a sede, dimensioni e quota esofitica) lo consenta. L’intervento chirurgico rimane, tutt’oggi, l’unica opzione terapeutica per le neoplasie renali. Nell’estrema maggioranza dei casi, non sarà necessario eseguire alcuna terapia oncologica successivamente alla chirurgia.
Surrenalectomia
Si stima che in Italia l’incidenza di tumori del surrene è di 1-2 casi su un milione di persone. Solo nel 30 per cento dei casi la diagnosi avviene in fase precoce.
Il tumore colpisce più spesso persone di età compresa fra i 30 e i 50 anni. Un altro sottogruppo a maggiore rischio rispetto alla popolazione generale è costituito dai bambini di età inferiore ai 5 anni. I fattori di rischio non sono noti.
I possibili interventi chirurgici sulla ghiandola surrenale comprendono:
Surrenectomia unilaterale = asportazione di tutta la ghiandola surrenale di un lato; è l’intervento più diffusamente eseguito;
Surrenectomia parziale = asportazione esclusivamente di una parte della ghiandola surrenale, in genere un nodulo corticale o una neoplasia della midollare; viene proposto solo in casi accuratamente selezionati e deve essere eseguito da operatori altamente esperti, perché espone a un maggiore rischio di recidive locali e reinterventi;
Surrenectomia bilaterale = asportazione di entrambe le ghiandole surrenali, sia a destra sia a sinistra; l’assenza di tutti i due surreni causa un’insufficienza corticosurrenalica e deve essere trattata con un’attenta terapia ormonale sostitutiva;
Surrenectomia allargata = asportazione di una ghiandola surrenale e di altri organi e strutture vicine, coinvolte dalla patologia.
La tecnica open (= a cielo aperto) si avvale prevalentemente di una via di accesso sottocostale anteriore o di una via di accesso lombotomica posteriore.
La surrenalectomia videolaparoscopica si avvale di tre piccoli accessi chirurgici centimetrici o subcentimetrici e presenta notevoli vantaggi: consente di asportare il surrene senza penetrare la cavità addominale; permette di intervenire in maniera video-assistita in pazienti con pregresse chirurgie addominali, evitando le aderenze anteriori; e offre la possibilità di eseguire surrenectomie bilaterali senza dover riposizionare il paziente. Laddove possibile e indicato, si esegue sempre una surrenectomia con approccio video-assistito, in quanto risulta meno traumatica per il paziente, permette un più rapido recupero postoperatorio con minore dolore e minore degenza e dà esito a risultati estetici significativamente migliori.
La tecnica robotica consente di operare con un ingrandimento visivo fino a circa 20 volte e con una visione tridimensionale. Questo permette al chirurgo di apprezzare la profondità di campo, cosa non possibile ad esempio con la tecnica laparoscopica pura. La visione intraoperatoria robotica permette di riconoscere anche i più piccoli dettagli anatomici e di eseguire l’intervento con una accuratezza significativamente superiore a quanto sia possibile ottenere con la chirurgia a cielo aperto (=open) o con la chirurgica laparoscopica classica.
Attraverso questa metodica è possibile eseguire delle dissezioni chirurgiche estremamente precise e selettive da un punto di vista anatomico. In casi altamente selezionati pertanto è possibile eseguire un approccio conservativo della ghiandola surrenalica (=surrenalectomia parziale) limitando l’escissione chirurgica alla sola massa risparmiando così del tessuto ghiandolare surrenalico funzionante. Il vantaggio di questo approccio si traduce in un potenziale vantaggio dal punto di vista funzionale, poiché il tessuto surrenalico residuo continuerà a svolgere teoricamente la sua funzione naturale ovvero produrre gli ormoni responsabili dell’equilibrio (=omeostasi), elettrolitico ed ormonale del paziente.
Gli strumenti robotici miniaturizzati vengono manovrati dal chirurgo attraverso una console elettronica situata vicino al paziente.
Cistectomia radicale
Quando è presente un tumore della vescica di alto grado, che infiltra la parete (=stadio elevato) è necessario togliere la vescica (=cistectomia) per evitare che le cellule del tumore diffondano e diano metastasi.
La cistectomia è inoltre indicata in:
- presenza di malattia voluminosa e sanguinante non controllabile con altri mezzi terapeutici, indipendentemente dal grado del tumore;
- presenza di malattia occupante un’ampia superficie vescicale con concomitante carcinoma in situ (CIS);
- Malattia recidiva confinata alla tonaca mucosa dopo risposta parziale/assente alla chemioterapia o immunoterapia endovescicale
I tessuti asportati saranno poi esaminati al microscopio per ottenere un esame istologico che consenta di stabilire in maniera definitiva il grado di aggressività della malattia e di valutarne l’estensione locale. Sarà così possibile attuare le opportune scelte cliniche e programmare la prosecuzione delle cure sulla base delle reali caratteristiche tumorali.
La cistectomia “standard” consiste nell’asportazione della vescica e dei tessuti circostanti con varie estensioni a seconda delle indicazioni cliniche:
- Cistectomia totale: consiste nell’asportazione di prostata, vescicole seminali e vescica nell’uomo, mentre nella donna di vescica, parete vaginale anteriore e utero.
- Cistectomia radicale: come la cistectomia totale con in più l’asportazione dei linfonodi pelvici (iliaci esterni, interni ed otturatori). La linfadenectomia limitata a queste regioni anatomiche si definisce anch’essa “convenzionale” o “standard”.
Al fine di ottenere un miglioramento dei risultati funzionali relativi alla continenza urinaria e alla funzione sessuale postoperatoria è possibile attuare.
- Cistectomia radicale con intento “nerve-sparing” (uomo): si tratta di asportare nell’uomo la vescica, la prostata, le vescicole seminali, risparmiando i nervi erigenti che scorrono all’esterno della parete della vescica e della prostata.
- Cistectomia radicale con intento “seminal-sparing” (uomo) o “sex sparing” (donna):
si tratta di asportare nell’uomo la vescica, la ghiandola prostatica con la porzione di uretra al suo interno conservando il plesso pelvico, le vescicole seminali, ed i nervi erigenti che scorrono all’esterno della parete della vescica e della prostata. Nella donna si tratta di asportare la vescica conservando il canale vaginale, l’utero, le tube, le ovaie.
Queste tipologie di intervento definite “conservative” hanno delle indicazioni altamente limitate e selettive (tumori di basso stadio).
Qualunque sia la tecnica indicata nel caso specifico, essa dipende dal tipo di malattia presente in vescica:
- grado istologico;
- stadio (= grado di infiltrazione della parete);
- multicentricità delle lesioni;
- estensione delle lesioni;
- sede delle lesioni
L’approccio chirurgico può essere eseguito: “a cielo aperto”, praticando un’incisione della cute tra ombelico e pube o robotico, in cui degli strumenti miniaturizzati sono collegati ad un robot, a propria volta manovrato dal chirurgo. La radicalità oncologica è la medesima indipendentemente dalla tecnica chirurgica prescelta.
I candidati ideali per questo tipo di intervento sono tutti i pazienti che, avendo una malattia non metastatica alla diagnosi, possono essere guariti dall’intervento, o ottenere da esso la maggiore probabilità di cura/controllo di malattia.
Prostatectomia radicale
La Prostatectomia radicale è un intervento chirurgico, eseguito abitualmente in anestesia generale, che prevede l’asportazione totale della prostata, delle vescicole seminali (piccoli organi localizzati dietro la prostata) e di un tratto dei dotti deferenti (i condotti che trasportano il seme dai testicoli all’uretra). Una contestuale linfadenectomia pelvica è indicata nei pazienti rischio stimato di metastasi linfonodali >5%.
I tessuti asportati saranno poi esaminati al microscopio per ottenere un esame istologico che consenta di stabilire in maniera definitiva il grado di aggressività della malattia e di valutarne l’estensione locale. Sarà così possibile attuare le opportune scelte cliniche e programmare la prosecuzione delle cure sulla base delle reali caratteristiche tumorali.
L’approccio chirurgico può essere: “a cielo aperto”: con incisione della cute tra ombelico e pube, laparoscopico: mediante l’utilizzo di strumenti miniaturizzati manovrati direttamente dal chirurgo o robotico: in cui gli strumenti laparoscopici sono collegati ad un robot, a propria volta manovrato dal chirurgo.
La radicalità oncologica è la medesima indipendentemente dalla tecnica chirurgica prescelta; tuttavia la laparoscopia e la robotica assicurano un minor rischio di complicanze perioperatorie, poiché l’urologo esegue l’intervento osservando una immagine ingrandita dell’interno del corpo che consente una precisa dissezione della prostata rispetto alle strutture circostanti, ed un recupero più rapido dopo la dimissione dal momento che l’intera procedura è eseguita attraverso incisioni cutanee di pochi millimetri.
I candidati ideali per questo tipo di intervento sono tutti i pazienti che, avendo una aspettativa di vita più che decennale ed una malattia non metastatica alla diagnosi, possono essere guariti dall’intervento, o ottenere da esso la maggiore probabilità di cura e controllo di malattia.
Orchifunicolectomia
L’Orchifunicolectomia è un intervento chirurgico eseguito in anestesia generale o periferica che, mediante l’esecuzione di una piccola incisione inguinale, prevede l’esteriorizzazione
del testicolo affetto da neoplasia e la sua asportazione di concerto col relativo funicolo spermatico.
Nei casi in cui gli accertamenti preoperatori (ecografia scrotale e dosaggio ematico dei marcatori tumorali) non consentano di escludere la natura benigna della neoformazione, sarà opportuno precedere ad un campionamento bioptico per l’ esame istologico estemporaneo, in base al quale si deciderà se procedere o meno con l’intervento.
A fine intervento, i tessuti asportati saranno inviati all’anatomopatologo per l’esecuzione di un esame definitivo che consenta di chiarire la natura della lesione, e, qualora si tratti di un tumore maligno, di stabilirne il grado di aggressività e valutarne l’estensione locale. Sarà così possibile attuare le opportune scelte cliniche e programmare la prosecuzione delle cure che, in casi selezionati, contempla l’esecuzione di una chemioterapia e/o radioterapia adiuvante.
Resezione Transuretrale della Prostata (TURP)
La Resezione Transuretrale della Prostata (TURP) è un intervento chirurgico, eseguito in anestesia generale o spinale, condotto per via endoscopica, cioè in assenza di incisioni cutanee, attraverso l’uretra (il canale che collega la vescica all’esterno del corpo). Il suo scopo è quello di rimuovere l’adenoma prostatico, cioè il tumore benigno della prostata che, crescendo, ha
determinato una ostruzione meccanica allo svuotamento vescicale. I frammenti di tessuto asportati saranno poi esaminati al microscopio per ottenere un esame istologico che confermi la natura benigna della lesione.
Resezione trans uretrale di neoformazione vescicale (TURB)
La Resezione trans uretrale di neoformazione vescicale (TURB) è un intervento chirurgico, eseguito in anestesia generale o condotto per via endoscopica, cioè in assenza di incisioni cutanee, attraverso l’uretra (il canale che collega la vescica all’esterno del corpo). Il suo scopo è quello di rimuovere il tumore della vescica visibile e campionare a scopo bioptico eventuali aree sospette. I frammenti di tessuto asportati saranno poi esaminati al microscopio per ottenere un esame istologico, unico accertamento che consenta di determinare la natura e lo stadio (cioè l’estensione locale) della malattia. La TURB, dunque, ha sia finalità terapeutiche che diagnostiche.
5. Esami e procedure ambulatoriali
Di seguito l’elenco delle prestazioni ambulatoriali:
Uretrociscopia
Comunemente denominata “cistoscopia”, è una procedura diagnostica finalizzata all’esplorazione del lume dell’uretra e della vescica. È eseguita abitualmente in ambulatorio, senza necessità di anestesia, per il tramite di uno strumento sottile e flessibile provvisto di telecamera (detto “cistoscopio”), che, viene progressivamente sospinto lungo le basse vie urinarie.
Abbiamo a disposizione delle tecnologie che permettono di visualizzare meglio alcune lesioni difficilmente riconoscibili, come ad esempio il carcinoma in situ (CIS), neoplasie piatte, puntiformi. L’utilizzo di questa tecnologia (Narrow Band Imaging [NBI]), come da foto sottostante permette di migliorare la visualizzazione della vascolarizzazione circostante la neoplasia e la neoplasia stessa, soprattutto se si tratta di una lesione piccola e non rilevata.
La tecnologia NBI enfatizza il contrasto tra i vasi sanguigni (indicati dalle frecce) e la mucosa. Questo rende la struttura vascolare e quella della mucosa decisamente più definite, aiutando l’identificazione di lesioni tumorali
Biopsia Prostatica Fusion
La Biopsia Prostatica Fusion è la forma di Biopsia prostatica più tecnologica e affidabile al momento disponibile, in quanto consente di identificare tumori della prostata fino al 70% dei casi.
Tale metodica diagnostica viene definita Fusion in quanto si basa su una ricostruzione 3D della prostata derivata dalla Fusione di immagini di Risonanza Multiparametrica della prostata (che il paziente ha precedentemente eseguito) e immagini ecografiche che vengono eseguite in tempo reale al momento della biopsia.
I software di Fusione possono essere di tipo rigido (basata sulla semplice sovrapposizione delle immagini contornate) o di tipo elastico (il software esegue una correzione dei contorni RM e ecografici, riducendo l’errore di sovrapposizione delle immagini ad 1 mm). La ricostruzione 3D della prostata, derivata dalla Fusione di immagini RM ed ecografiche, consente di riportare le aree sospette identificate alla risonanza che ecograficamente non sono evidenti. In questo modo è possibile mirare e bioptizzare il “target” che invece con una biopsia tradizionale ecoguidata potrebbe essere mancato. Inoltre con la biopsia prostatica fusion si possono eseguire prelievi sistematici di mappaggio della prostata e memorizzare la traiettoria delle biopsie eseguite per eventuali “second look”, cioè biopsie future.
La biopsia prostatica può essere eseguita per via transrettale o per via transperineale; il primo approccio può essere eseguito in anestesia locale in ambulatorio mentre il secondo necessita di una sedazione e pertanto viene eseguito in sala operatoria.
Instillazioni Endovescicali
Si tratta di procedure ambulatoriali semplici, sicure e solo minimamente invasive che consistono nella applicazione di un farmaco liquido nel lume della vescica per il tramite di un sottile catetere transuretrale; questo viene rimosso non appena la sostanza sia stata instillata all’interno dell’organo. Il farmaco così somministrato verrà espulso spontaneamente dal paziente con la minzione, circa 60 minuti dopo.
Questi trattamenti, comunemente definiti “istillazioni endovescicali”, possono essere eseguiti con chemioterapici (come la Mitomicina C) o sostanze ad azione immunomodulante (come il Bacillo di Calmente e Guerin – BCG). Hanno la funzione di ridurre il rischio di recidiva di malattia ed allungare i tempi tra una recurrence e l’altra. Il primo farmaco trova indicazione nelle malattie di basso grado. Comunemente viene eseguito nell’immediato postoperatorio. Può anche essere somministrato per una durata annuale, tuttavia questo schema ha mostrato risultati meno favorevoli. L’utilizzo del BCG, invece, trova esclusiva indicazione nella malattia di alto grado NON muscolo invasiva, quindi nel trattamento del carcinoma in situ (CIS) della vescica, del tumore in stadio Ta o T1.
Lo schema di trattamento è ormai standardizzato per ciascun farmaco.
6. Dove siamo / Modalità di accesso
Per le prenotazioni consultare la pagina Prenotare visite ed esami
Per prenotare prestazioni in attività libero professionale consultare la pagina Prenotare in intramoenia
Gli esami strumentali e visite di controllo si possono prenotare direttamente presso l’ambulatorio urologico.
Dove siamo
Ambulatori
Percorso arancione, ascensore N-O-P-M, Attesa 7/8
Reparto di degenza
Linea gialla-verde, palazzina chirurgie 2° piano
7. Orario ingresso visitatori
L'ingresso ai visitatori è consentito l’accesso ad un solo visitatore per degente, previa esecuzione di Tampone Sars Covid-19 (molecolare) negativo nelle 48 ore precedenti, per un massimo di 10 minuti a visitatore nelle seguenti fasce orarie:
- Dalle 17.00 alle 18.00 i visitatori dal letto n. 201 al n. 208
- Dalle 18.00 alle 19.00 i visitatori dal letto n. 209 al n. 217
- Dalle 19.00 alle 20.00 i visitatori dal letto n. 218 al n. 226
Il colloquio con il chirurgo di turno per i degenti è possibile dal lunedì al venerdì dalle 18.00 alle 19.00.
8. Ricerca Scientifica e pubblicazioni
Nell’era della medicina personalizzata, non è più sufficiente fornire la più alta qualità chirurgica nel trattamento delle neoplasie urologiche, senza integrare la ricerca di base e traslarne i risultati in campo clinico. L’Unità Operativa Complessa di Urologia si propone come mission quello di implementare e standardizzare complesse e innovative procedure chirurgiche in ambito robotico, dedicando allo stesso tempo il massimo dell’ attenzione a percorsi di cura personalizzati attraverso la conduzione di trials clinici sperimentali e progetti di ricerca in ambito traslazionale.
La ricerca clinica sulle nuove tecniche chirurgiche mini-invasive, i progressi nella diagnostica per immagini della diagnosi precoce del cancro o nella chirurgia guidata da imaging e la valutazione degli outcomes oncologici post operatori sono solo alcuni dei nostri principali obiettivi di ricerca.
L’Unità di Urologia è il centro coordinatore, a livello nazionale, di importanti studi osservazionali ed è coinvolta in numerosi studi clinici sul trattamento delle neoplasie della prostata, del rene e della vescica, sia in ambito chirurgico che medico, conducendo inoltre studi sperimentali sull’impiego di farmaci non ancora disponibili nella pratica clinica. Al momento sono attivi 10 trials clinici, alcuni dei quali prevedono l’impiego di farmaci sperimentali per il trattamento delle neoplasie prostatiche resistenti alla castrazione farmacologica. Probabilmente al momento del suo ricovero saranno attivi ulteriori trials clinici che potranno offrirle nuove possibilità terapeutiche.
Inoltre, sono in corso diversi studi di ricerca traslazionale per definire nuovi marcatori molecolari per la diagnosi precoce e non invasiva dei tumori urologici e per testare l’efficacia di biomarcatori prognostici innovativi, che consentano una migliore gestione clinica dei pazienti orientandoli in modo personalizzato nel percorso di cura post chirurgico. Altri studi riguardano la validazione di biomarcatori di risposta alla terapia medica nelle neoplasie prostatiche resistenti alla castrazione. A tutto ciò si affiancano l’impegno intrapreso per ottenere una completa caratterizzazione genetico-molecolare delle neoplasie renali e del loro microambiente tumorale, volto alla scelta di terapie farmacologiche sempre più mirate; lo studio di strumenti diagnostici di precisione, come il naso elettronico e la definizione di innovativi tools prognostici di biopsia liquida.
Tutte queste attività rappresentano il cardine della ricerca scientifica della nostra Unità, che si svolge grazie al prezioso contributo di personale dedicato dei nostri laboratori interni e in collaborazione con prestigiose istituzioni nazionali e internazionali come il Department of Urology della University of Southern California – USA, il National Cancer Institute dell’ NIH – USA, il Roswell Park Cancer Institute – USA, l’Istituto Superiore di Sanità, il Centro Nazionale Ricerche (CNR), l’ azienda ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma e diverse università italiane tra cui si annoverano La Sapienza Università di Roma, l’Università degli studi di Trieste, l’Università Tor Vergata di Roma e l’Università Campus Biomedico di Roma.
Per tutte le pubblicazioni scientifiche consultare con il nome dei singoli specialisti PubMed
Principali pubblicazioni che hanno segnato l'evoluzione della Ricerca Traslazionale IRE in Urologia
In campo oncologico la ricerca traslazionale verifica la possibilità di trasformare le scoperte scientifiche che arrivano dal laboratorio in applicazioni cliniche per ridurre l’incidenza e la mortalità per cancro. Sono molti gli studi in corso di ricerca traslazionale condotti dalla Unità di Urologia dell’Istituto Regina Elena.
Di seguito un elenco delle recenti pubblicazioni di ambito traslazionale.
- Novel Diagnostic Biomarkers of Prostate Cancer: An Update. Curr. Med. Chem. 2019 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30215331
- Organoids as a New Model for Improving Regenerative Medicine and Cancer Personalized Therapy in Renal Diseases. Cell. Death Dis. 2019 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30814510
- Predicting biological behaviour of newly diagnosed renal masses: a possible role of cell proliferation biomarkers? Ann Transl Med. 2019 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6685880/
- Emerging role of secreted miR-210-3p as potential biomarker for clear cell Renal Cell Carcinoma metastasis. Cancer Biomarkers, 2019 (in stampa)
- Ride the Green Light: Indocyanine Green-marked Off-clamp Robotic Partial Nephrectomy for Totally Endophytic Renal Masses. Eur Urol. 2019 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30262342
- Urethra and Ejaculation Preserving Robot-Assisted Simple Prostatectomy: Near-Infrared Fluorescence Imaging-Guided Madigan Technique. Eur Urol 2019 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30553615
- Metabolic syndrome increases the risk of upgrading and upstaging in patients with prostate cancer on biopsy: a radical prostatectomy multicenter cohort study. Prostate Cancer Prostatic Dis. 2018 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29867154
- The new Epstein Gleason score classification significantly reduces upgrading in prostate cancer patients. Eur J Surg Oncol. 2018 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29395435
- Chromogranin A as a biomarker for prostate cancer: is it actually relevant for clinical practice? Future Oncol. 2018 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29712494
- Renal cancer: new models and approach for personalizing therapy. J Exp Clin Cancer Res. 2018 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30185225
- Secreted miR-210-3p as non-invasive biomarker in clear cell renal cell carcinoma. Oncotarget 2017 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5642499/
- C-Met/miR-130b axis as novel mechanism and biomarker for castration resistance state acquisition. Oncogene 2017 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28192399
- Keap1/nrf2 pathway in kidney cancer: frequent methylation of keap1 gene promoter in clear renal cell carcinoma. Oncotarget 2017 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28061437
- An evaluation of morphological and functional multi-parametric MRI sequences in classifying non-muscle and muscle invasive bladder cancer. Eur Radiol. 2017 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28181054
- Metabolic syndrome is associated with advanced prostate cancer in patients treated with radical retropubic prostatectomy: results from a multicentre prospective study. BMC Cancer. 2017 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27386844
- Collecting duct carcinoma of the kidney is associated with CDKN2A deletion and SLC family gene up-regulation. Oncotarget 2016 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27144525
- Enhanced expression of LINE-1-encoded ORF2 protein in early stages of colon and prostate transformation. Oncotarget. 2016 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26716650
- A micro RNA code for prostate cancer metastasis. Oncogene. 2016 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26073083
- AMBRA1 and SQSTM1 expression pattern in prostate cancer. Apoptosis 2015 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26423274
- PCA3 in prostate cancer and tumor aggressiveness detection on 407 high-risk patients: a National Cancer Institute experience. Journal of Experimental & Clinical Cancer Research 2015 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4324853/
- Novel kidney segmentation system to describe tumor location for nephron-sparing surgery. World J Urol. 2015 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25159872
- Development and external validation of nomograms predicting disease-free and cancer-specific survival after radical cystectomy. World J Urol. 2015 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25542395
- Significant increase in detection of prostate cancer recurrence following radical prostatectomy with an early imaging acquisition protocol with ¹⁸F-fluorocholine positron emission tomography/computed tomography. World J Urol. 2015 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25577130
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- Analysis of HER2 expression in primary urinary bladder carcinoma and corresponding metastases. BJU Int. 2005 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16042748
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9. Riconoscimenti
2009 Best poster
2011 Best poster certificate
2013 Excellence Urology
2015 Urology Top reviewer
2016 Excellence Urology
2016 AUA 3rd prize video
2016 Best poster
Simone Certificate 2
Simone Certificate
Ed Board Eur Urol
ESU-Weill Cornell Masterclass
Hans Marberger award
IVC thrombus EAU 2nd prize
Reviewer of the month Eur Urol
Simone Cert 1
Simone Cert 2
VIP EAU 2ndprize






